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Teramo, bullismo senza fine alla Cona: nuove minacce, studenti terrorizzati che rinunciano persino ad andare in bagno

Cresce la paura tra i ragazzi. Un altro episodio di intimidazione riaccende l'allarme e gli interrogativi sulle responsabilità degli adulti

Teramo, bullismo senza fine alla Cona: nuove minacce, studenti terrorizzati che rinunciano persino ad andare in bagno
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. La paura rischia di diventare una compagna quotidiana tra i banchi di scuola. Nel quartiere Cona di Teramo continuano a emergere episodi di presunto bullismo che coinvolgerebbero studenti giovanissimi, mentre cresce la preoccupazione delle famiglie per un clima di intimidazione che sembra non conoscere tregua.

Dopo le minacce rivolte a un ragazzo e a una ragazza di appena 12 anni, con il presunto utilizzo di un oggetto tagliente come strumento intimidatorio, si sarebbe verificato un nuovo episodio. Questa volta nel mirino sarebbe finito un altro studente, che avrebbe trovato la forza di reagire, riuscendo a bloccare l'azione aggressiva.

La scuola dovrebbe rappresentare un luogo sicuro, non uno spazio nel quale un dodicenne è costretto a modificare le proprie abitudini per evitare possibili aggressioni.

Ma in questa vicenda emerge anche un interrogativo che riguarda direttamente gli adulti. Dove sono i genitori dei ragazzi coinvolti? Quanto conoscono realmente dei comportamenti dei propri figli? Soprattutto, perché davanti a episodi di tale gravità si registrerebbero ancora esitazioni e ritardi nel segnalare formalmente quanto accade alle forze dell'ordine e al dirigente scolastico?

Denunciare non significa alimentare uno scandalo, ma provare a impedire che un'intimidazione possa trasformarsi in qualcosa di ben più grave. Il silenzio, al contrario, rischia di lasciare soli proprio quei ragazzi che avrebbero maggiormente bisogno di protezione.

Naturalmente spetterà agli organi competenti accertare le responsabilità individuali e ricostruire i singoli episodi, evitando qualsiasi condanna preventiva. Tuttavia, la necessità di intervenire sul piano della prevenzione appare sempre più urgente.

La domanda che resta sospesa è tanto semplice quanto drammatica: se domani dovesse accadere qualcosa di irreparabile, chi oggi conosce questi episodi ma sceglie di non segnalarli riuscirebbe a convivere con il peso di quel silenzio?

Perché il bullismo non si combatte soltanto dopo un'aggressione. Si ferma prima, quando esistono ancora tutte le possibilità di evitare che la paura diventi violenza.