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Neurochirurgia a Teramo, il nodo è l’organico: senza rinforzi il reparto rischia di pagare il conto

Dopo l’aspettativa del primario Tartara e l’affidamento della guida a Corrado Lucantoni, la Asl annuncia più ore di sala operatoria. Ma dal reparto emerge una richiesta precisa: servono almeno quattro infermieri in più

Neurochirurgia a Teramo, il nodo è l’organico: senza rinforzi il reparto rischia di pagare il conto
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Dopo l’aspettativa del primario Tartara e l’affidamento della guida a Corrado Lucantoni, la Asl annuncia più ore di sala operatoria. Ma dal reparto emerge una richiesta precisa: servono almeno quattro infermieri in più.

Non è una questione di nomi, né di successioni temporanee alla guida del reparto. Il vero problema della Neurochirurgia dell’ospedale Mazzini di Teramo è oggi molto più concreto: garantire personale sufficiente per sostenere un’attività assistenziale e chirurgica sempre più impegnativa.

Le rassicurazioni del direttore generale della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, rappresentano un segnale importante, ma non possono da sole chiudere il confronto aperto dopo l’aspettativa di due mesi, per seri motivi personali, del direttore dell’Unità operativa Fulvio Alberto Tartara.

Il reparto sarà guidato da Corrado Lucantoni. Nessun dubbio sulla professionalità, sull’esperienza e sulle capacità gestionali del medico chiamato ad assicurare continuità alla struttura. Ma la questione centrale resta quella che arriva direttamente da chi lavora ogni giorno in corsia.

Il personale.

I vertici della Asl hanno annunciato un incremento delle ore di sala operatoria. Una scelta positiva e attesa, che però inevitabilmente porta con sé una domanda: perché intervenire soltanto adesso su una necessità che il reparto avvertiva già da tempo?

Aumentare l’attività chirurgica significa, infatti, aumentare anche il carico assistenziale prima e dopo gli interventi. Ed è proprio su questo terreno che rischia di emergere la contraddizione.

All’interno della Neurochirurgia sono presenti due stanze dedicate alla subintensiva, con pazienti che richiedono maggiore sorveglianza, continuità assistenziale e una presenza sanitaria più intensa rispetto a una normale degenza.

Un impegno che, secondo quanto emerge dal reparto, non sarebbe adeguatamente sostenuto dall’attuale dotazione di personale.

La richiesta è netta: servono almeno quattro infermieri in più.

Non è soltanto un problema di turni o di organizzazione interna. È una questione di tenuta complessiva del reparto e di tutela di quel capitale umano che negli ultimi mesi ha garantito attività, risultati e continuità nonostante le difficoltà.

Una Neurochirurgia può disporre di professionalità eccellenti, tecnologie avanzate e capacità operatorie di alto livello. Ma senza un organico adeguato anche il sistema più efficiente rischia di rallentare fino a fermarsi.

La vera risposta, dunque, non potrà essere soltanto amministrativa. Dovrà arrivare nelle corsie, nei turni, nelle presenze e nella capacità di dare respiro a chi ogni giorno sostiene il reparto.

Perché la fiducia nell’ospedale Mazzini non si costruisce soltanto con le rassicurazioni. Si costruisce mettendo chi cura nelle condizioni di poter continuare a farlo bene.