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di Giuliano De Matteis

«Figlia mia, piccolo grande amore mio». Sono le prime parole della lettera che Gulmira ha scritto alla figlia Maria Spinelli, 22 anni, uccisa nella notte del 30 agosto durante l’Aarauer Rave Vol. 7, nell’area dell’ippodromo di Schachen, ad Aarau, in Svizzera. Erano circa le 2.30 quando gli spari hanno spezzato la musica e trasformato quella notte di festa in una tragedia.
Maria Spinelli uccisa in Svizzera durante il rave
Secondo la ricostruzione della polizia elvetica, Maria avrebbe cercato di mettere in salvo un amico, spingendolo dietro un furgone per proteggerlo dai proiettili. È stata raggiunta dagli spari ed è morta sul posto. Una ricostruzione che restituisce anche il gesto istintivo di una ragazza che, fino all’ultimo, avrebbe pensato a proteggere qualcun altro.
Il viaggio dei genitori e il riconoscimento della salma
Nei giorni successivi è arrivato per la famiglia il momento più doloroso. Nella notte il padre Elvis e la madre Gulmira sono partiti per la Svizzera. Poi il riconoscimento della salma. Ed è proprio dopo quel momento che la madre ha affidato alla sua lettera tutto il dolore per la perdita della figlia.
«Sono appena uscita da quella stanza, sono reduce dal momento più devastante: guardarti per l’ultima volta, fare quel doloroso riconoscimento». Gulmira racconta di aver visto Maria ancora bella, come sempre ai suoi occhi: «Eri bella. Fredda, ma sempre immensamente bella, proprio come ti ho sempre vista».
Il ricordo della madre: «Eri piccola, avevi due occhi come lampade»
Il ricordo corre allora a quando Maria era appena nata. «Sei stata una figlia immensamente voluta, tanto, tantissimo desiderata. Non dimenticherò mai la prima volta che ti ho presa in braccio». E poi quegli occhi che, secondo la madre, avevano illuminato la sua vita fin dal primo istante: «Eri così piccola, eppure avevi due occhi grandi come due lampade, capaci di illuminare tutto il mio mondo».
Maria in Svizzera: «Mi dicevi che eri finalmente felice»
Negli ultimi giorni Maria aveva raccontato alla madre di essere felice. Si era trasferita da poco in Svizzera per lavorare e sembrava aver trovato finalmente quella serenità che cercava da tempo. «Mi dicevi che eri finalmente felice, che ti sentivi realizzata, che eri letteralmente rinata. Sprizzavi gioia da tutti i pori, eri un vulcano di vita».
Gulmira, però, racconta di aver avvertito una strana inquietudine. «Sentivo qualcosa che non andava, come un campanello d’allarme che continuava a suonare nella mia testa». Oggi quel presentimento si trasforma in un dolore ancora più difficile da sopportare.
Il rimpianto della madre: «Scusami»
La madre parla anche dei rimpianti, di quelle emozioni che avrebbe voluto vivere insieme alla figlia con maggiore libertà. «Mi dispiace così tanto, figlia mia, non averti espresso apertamente tutta la mia contentezza». Maria le aveva rimproverato di essere troppo chiusa e di non riuscire a gioire pienamente per lei. «Avevi ragione, e oggi ti chiedo scusa con le lacrime agli occhi. Scusami».
Poi il dolore più profondo di una madre: «Ti prego, amore mio, accetta le scuse di una madre che non è riuscita a proteggerti dalle insidie e dalle ingiustizie di questo mondo». Parole che raccontano un senso di colpa che nessuna madre dovrebbe essere costretta a conoscere.
Sparatoria ad Aarau, arrestato un 43enne svizzero
Intanto, in Svizzera, proseguono le indagini sulla sparatoria. La polizia ha arrestato un cittadino svizzero di 43 anni, che si sarebbe presentato spontaneamente alle autorità e che è considerato il presunto responsabile dell’attacco. Gli investigatori stanno però ancora ricostruendo la dinamica e non avrebbero escluso il possibile coinvolgimento di altre persone. Sul luogo della sparatoria sono stati trovati elementi riconducibili a due armi differenti, una pistola calibro 9 e, presumibilmente, un fucile d’assalto.
Il movente della sparatoria resta da chiarire
Il movente resta ancora da chiarire. Per la famiglia, invece, resta il dolore per una figlia che aveva appena iniziato una nuova vita lontano da casa e che aveva raccontato alla madre di essere finalmente felice.
La lettera per Maria: «Ti porto dentro di me, ad ogni battito»
La lettera di Gulmira si chiude con le parole che forse più di tutte racchiudono il legame tra una madre e sua figlia: «Non ho fatto in tempo a dirtelo a voce, ma spero che ovunque tu sia ora, tu possa sentire tutto il mio amore, la mia ammirazione per la donna meravigliosa che eri diventata e il mio immenso, eterno dolore».
E infine: «Ti porto dentro di me, ad ogni battito, con la tua bellezza impressa per sempre nella mia mente».
«La tua mamma, Gulmira».
La famiglia chiede un volo di Stato per riportare Maria in Italia
La famiglia di Maria, intanto, chiede alle istituzioni italiane di disporre un volo di Stato per il rientro della salma in Italia. «Non chiediamo un privilegio, ma che davanti alla morte violenta di una ragazza di 22 anni lo Stato faccia sentire la propria presenza». L’appello è rivolto al Governo e alle autorità competenti: «Maria deve tornare a casa».