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Cinema

Il cinema italiano come non lo avete mai visto: anatomia del grottesco tra corpi, scandalo e sublime

Il cinema italiano ha finalmente la sua mappa segreta

Erminio Cavalli
Erminio Cavalli
di Luca Di Renzo
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CHIETI. Il cinema italiano ha finalmente la sua mappa segreta. Da Ettore Petrolini a Totò, passando per Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Marco Ferreri fino a Matteo Garrone, il grottesco ha sempre attraversato la celluloide nostrana come un fiume carsico, senza mai trovare una teoria organica. A colmare questo vuoto è un saggio dal titolo “Quello sguardo che resta”, coraggioso e illuminante, il primo a raccogliere le tracce sparse di un’estetica in cui l’immagine smette di raccontare e comincia a essere pura presenza. Il suo autore è un aquilano, Erminio Maria Cavalli, giornalista, scrittore, insegnante di Storia dell'arte negli istituti superiori di secondo grado.

La teoria dei cinquantasette fotogrammi e il coraggio dello scandalo

Il volume si struttura attorno a cinquantasette fotogrammi isolati, teche di un museo dell'orrore e della meraviglia dove i corpi vengono restituiti allo spettatore nudi, immobili, insopportabilmente presenti. Non si tratta di una semplice storia del cinema, ma di un’indagine visiva che affonda le radici in un immaginario infantile fatto di sediole di legno, teatrini di burattini e profumo di croccanti al caramello. Attraverso i volti sfigurati dell'horror estremo di Mario Bava e Dario Argento, la satira feroce di Lina Wertmüller e Elio Petri, e le visioni perturbanti di Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, Liliana Cavani e Pupi Avati, il testo dimostra come il riso, nel cinema italiano, non sia mai veramente sereno. È piuttosto una smorfia, una frattura che si apre difronte al sublime.

Verso una nuova estetica della visione

”Un corpo che l'inquadratura isola e restituisce allo spettatore nudo, immobile, insopportabilmente presente, un'esperienza vicina al sublime che nessuna trama può addolcire.”Questo saggio rappresenta una lettura imprescindibile per chiunque voglia comprendere la profondità nascosta della nostra cinematografia. Un’opera che non si limita a catalogare i capolavori del passato, ma restituisce al grottesco la dignità di un genere autonomo, capace di svelare le contraddizioni più profonde dell'essere umano attraverso la potenza inaudita della visione.