La grandine spezza sogni e risparmi: «Abbiamo visto la morte in faccia»
Maltempo Auto appena ritirate distrutte, tetti sfondati e impianti fotovoltaici inutilizzabili. Tra San Nicolò, Casemolino e le altre zone colpite emergono paura, disperazione e straordinari gesti di umanità
TERAMO. Dalla gioia di un sogno appena realizzato alle lacrime davanti a un’auto distrutta sono trascorsi appena pochi istanti. È il volto più doloroso della violenta grandinata che ha colpito il Teramano, lasciando dietro di sé vetri infranti, carrozzerie devastate, tetti danneggiati e investimenti di una vita cancellati dalla furia del cielo.
Cristian e la fuoristrada dei sogni: dalla felicità alle lacrime
Cristian racconta la disperazione della moglie davanti alla loro nuova automobile, appena uscita dal concessionario. Una quattro per quattro desiderata a lungo, acquistata con sacrifici e immaginata come il simbolo di un nuovo progetto familiare.
La felicità, però, è durata pochissimo. I chicchi di grandine hanno completamente infranto i vetri e colpito con violenza la carrozzeria, trasformando il veicolo nuovo in un ammasso di danni.
Restano le lacrime di una donna e l’incredulità di una famiglia che, nel giro di pochi minuti, ha visto andare in frantumi un sogno costruito nel tempo.
Antonio De Santis: «Ho visto la morte in faccia mentre guidavo»
Non è soltanto una storia di danni materiali quella raccontata dall’avvocato Antonio De Santis. È la testimonianza di chi, durante la tempesta, ha realmente temuto di non riuscire a tornare a casa.
«A duecento metri da casa, sul lungofiume che collega San Nicolò a Tordino con Casemolino, dove abito, a un tratto ho visto volare via rami di alberi e poi cadere palloni da calcio sotto forma di grandine», racconta.
La sua automobile è stata colpita ripetutamente dall’alto mentre cercava di accelerare per raggiungere la propria abitazione.
«Più acceleravo per arrivare a casa, più le enormi palle di grandine distruggevano la vettura e rischiavano di uccidermi. Non capisco come il parabrezza abbia potuto resistere sotto il bombardamento costante di autentici palloni di grandine, precipitati a una velocità impressionante».
Nelle sue parole, il danno alla macchina passa quasi in secondo piano.
«Lascio perdere la mia auto immacolata, completamente distrutta. Io ho realmente rischiato di morire. Sono ancora sotto shock. Da oggi so cosa significa vedere la morte in faccia mentre si guida e riuscire a rimanere illesi».
Il pensiero va subito a Giusina, anche lei lontana da casa durante la grandinata. La sua automobile è stata pesantemente danneggiata, ma la donna si trovava al riparo all’interno di un edificio.
«Voglio abbracciarla. Lei vedeva la sua vettura bombardata, ma almeno era protetta. Noi siamo davvero distrutti».
Pesanti anche i danni alla palazzina in cui vivono.
«È un edificio moderno e resistente, che ha superato tre terremoti senza riportare un graffio. Ora, invece, le tegole del tetto sono quasi tutte rotte, come quelle degli altri edifici della zona».
Pannelli fotovoltaici distrutti: cancellati i risparmi di una vita
Tra le immagini più amare lasciate dalla grandinata c’è anche la copertura di un magazzino devastata dalla furia dei chicchi. I pannelli fotovoltaici installati sul tetto sono completamente inutilizzabili.
Dietro quelle strutture distrutte non ci sono soltanto numeri o preventivi da compilare. Ci sono famiglie e imprenditori che avevano investito i risparmi di una vita, confidando in un progetto destinato a garantire sicurezza economica e sostenibilità.
Ora restano l’incertezza, la paura dei costi e la domanda che accomuna molte delle persone colpite: chi aiuterà a ricostruire ciò che il maltempo ha cancellato in pochi minuti?
Luca e la sua Fiat 500: quattro persone salvate dalla tempesta
Nel mezzo della paura emerge anche una storia capace di restituire fiducia. È quella di Luca, che durante la grandinata ha visto alcune persone sorprese dalla tempesta e non ha esitato ad aprire le portiere della propria Fiat 500.
All’interno della piccola automobile sono riuscite a trovare riparo quattro persone. Strette l’una accanto all’altra, hanno atteso che la furia della grandine diminuisse, mentre intorno vetri, rami e carrozzerie venivano colpiti senza tregua.
Un gesto semplice, immediato, compiuto senza pensare ai danni che la stessa vettura avrebbe potuto subire. In quel momento contava soltanto mettere in salvo chi si trovava esposto alla violenza della tempesta.
Il giorno dopo restano le ferite, ma anche una comunità pronta a rialzarsi
Le automobili si potranno forse riparare, i tetti saranno ricostruiti e i pannelli sostituiti. Più difficile sarà cancellare la paura di chi si è trovato sotto un bombardamento di ghiaccio, senza sapere se il parabrezza avrebbe resistito o se il tetto della propria casa avrebbe retto.
Intorno ci sono disperazione, lacrime e danni ancora impossibili da quantificare. Ma tra le strade colpite è emerso anche quel senso di umanità che si manifesta nei momenti peggiori: una portiera aperta, un rifugio condiviso, un abbraccio tra persone spaventate.