Il caso
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di Luca Di Renzo

Lavoro povero, salari al di sotto della media nazionale e forte precarietà strutturale. Uil Lavoro e Uil Abruzzo hanno presentato lo studio sul mercato del lavoro in Abruzzo, nel biennio 2025-2026, causa di contratti discontinui, part-time involontario e divari di genere e generazionali. Questo è il quadro allarmante che emerge dall'analisi basata sul 25/o rapporto annuale dell'Inps e sul rapporto dell'Ispettorato nazionale del lavoro, diffusa dal sindacato per denunciare una qualità dell'impiego fortemente problematica nella regione.
Stipendi ridotti e occupazione fragile L'occupazione in Abruzzo cresce poco e la qualità complessiva dell'impiego rimane fortemente critica. La retribuzione media annua pro capite si attesta a 20.966 euro, un valore significativamente inferiore alla media nazionale dei dipendenti privati pari a 25.387 euro, e distantissimo dalle regioni del Nord come la Lombardia, dove si raggiungono i 31.867 euro. Per quanto riguarda la durata, le giornate retribuite all'anno sono in media 237. Soltanto il 68,9% dei dipendenti gode di un contratto a tempo indeterminato, mentre il restante 37% risulta imbrigliato in forme contrattuali part-time, capaci di ridurre drasticamente le entrate e di compromettere la futura copertura pensionistica dei lavoratori.
Divari generazionali e di genere
L'analisi approfondita evidenzia come la precarietà costituisca una costante strutturale capace di penalizzare in modo particolare le nuove generazioni e le donne. Le lavoratrici rappresentano il 41,6% dei dipendenti privati extra-agricoli, mentre i giovani under 30 costituiscono appena il 20,1% del totale. A tal proposito, Massimo Longaretti, componente della segreteria Uil Abruzzo, ha evidenziato l'esistenza di “divari di genere e generazionali pesantissimi che si riflettono in modo drammatico sul tessuto regionale”.
La campagna sindacale 'No ai lavoratori fantasma'
Di fronte a uno scenario così complesso, il sindacato chiede un cambio di rotta radicale nell'analisi delle statistiche occupazionali. Come dichiarato dal segretario generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo: “Non possiamo più limitarci ad esultare per i soli numeri assoluti sulla crescita degli occupati, bisogna guardare dentro quei numeri per capire che tipo di lavoro si sta creando”. Proprio in questa direzione si inserisce la campagna promossa dalla Uil dal titolo 'No ai lavoratori fantasma', nata con l'obiettivo fondamentale di “dare voce e visibilità a tutte quelle persone che vivono un'esistenza lavorativa frammentata, fatta di contratti part-time non scelti e discontinuità”.