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Sanità: la storia

Teramo, negata un’ora di Oss a settimana: «Chiedo solo una doccia per mio marito»

La lettera è indirizzata alla Direzione dell’Assistenza Domiciliare Integrata. La moglie, ex infermiera di area critica: «Ogni paziente cronico e disabile merita attenzione»

(foto di repertorio)
(foto di repertorio)
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Non chiede quattro accessi alla settimana. Non chiede un infermiere a domicilio. Non chiede un’assistenza quotidiana. Chiede un’ora, una sola volta alla settimana, per poter fare la doccia al marito gravemente disabile.

È il contenuto della lettera inviata alla Direzione dell’Assistenza Domiciliare Integrata, nella quale una donna racconta la situazione del marito, già responsabile dei turni di Soccorso Amico e colpito da un ictus a 59 anni mentre era impegnato nel trasporto di un paziente con un mezzo dell’Anpas. A distanza di dodici anni, l’uomo presenta ancora importanti conseguenze neurologiche e altre patologie. Un anno fa si è aggiunta una frattura del femore, trattata chirurgicamente con endoprotesi.

La moglie, che per oltre quarant’anni ha lavorato come infermiera di Area Critica tra rianimazione, pronto soccorso e 118 a Giulianova, spiega di riuscire a gestire personalmente gran parte delle necessità assistenziali del marito. Il problema nasce per una necessità apparentemente semplice, ma impossibile da affrontare da sola: la doccia. Secondo quanto riferito nella lettera, l’unico accesso settimanale dell’OSS sarebbe stato sospeso dopo una valutazione geriatrica.

La situazione dell’uomo, nel frattempo, sarebbe ulteriormente peggiorata. Durante la visita avrebbe provato a raggiungere il bagno con l’aiuto di un tripode. Il giorno successivo sarebbe caduto e, attualmente, non riuscirebbe nemmeno a mettersi seduto autonomamente sul letto. Proprio per questo la moglie chiede alla Direzione dell’ADI una verifica diretta delle condizioni del marito. «Venga a visitare mio marito», è il senso dell’appello, accompagnato dalla richiesta di valutare concretamente il carico assistenziale che grava ogni giorno su chi si prende cura di una persona non autosufficiente.

Nella lettera viene posto anche il tema dei criteri utilizzati per assegnare gli accessi domiciliari. La donna riferisce di conoscere situazioni in cui sarebbero stati concessi più interventi settimanali e chiede perché, nel caso del marito, non sia possibile mantenere almeno quell’unica ora di assistenza. Oggi la famiglia sarebbe costretta a pagare privatamente un OSS una volta alla settimana. Da qui anche una domanda rivolta alla stessa Direzione dell’ADI: se l’assistenza pubblica non viene più garantita, il marito continua comunque a essere conteggiato tra i pazienti assistiti dal servizio domiciliare?

La donna riferisce inoltre di aver già scritto alla Direzione generale della Asl, senza aver ricevuto, almeno fino a questo momento, la risposta che si aspettava. La vicenda, però, va oltre il singolo accesso settimanale. Riguarda la dignità della persona non autosufficiente, il peso che grava sui caregiver e il confine tra ciò che viene definito assistenza sulla carta e ciò che realmente arriva dentro le case. «Ogni paziente cronico e disabile merita attenzione, anche poca, ma la merita», scrive la donna.

Una richiesta minima: un’ora alla settimana. Proprio per questo, forse, ancora più difficile da spiegare quando viene negata.