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Teramo, la notte dei senza riparo: almeno altre 12 persone dormono in strada - La geografia del disagio

Dalla Villa Comunale al sottopasso di viale Crucioli, dai portici di via Pannella alle zone più riparate di via Delfico: cresce il numero delle persone che trascorrono la notte all’aperto

Alcuni senza tetto in città
Alcuni senza tetto in città
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. La Teramo di notte è bella anche di giorno. Potrebbe sembrare un gioco di parole, ma non lo è quando il buio lascia emergere ciò che durante le ore della quotidianità rischia di confondersi con il passaggio delle persone, il traffico, i negozi aperti, il rumore della città.

Nelle ultime due notti sarebbero almeno dodici le persone arrivate o comunque individuate mentre cercano un luogo nel quale dormire all’aperto.

La geografia del disagio attraversa ormai diversi punti della città. La Villa Comunale viene utilizzata fino all’orario di chiusura, poi ci si sposta verso il sottopasso di viale Crucioli, sotto i portici di via Pannella oppure in alcuni angoli più riparati della zona di via Delfico.

Persone distese a terra, bagagli improvvisati, coperte, cartoni, qualche busta con dentro tutto ciò che resta di una vita che, almeno per una notte, non ha una porta da chiudere.

Il primo tema riguarda inevitabilmente la sicurezza. Occorre sapere chi sono queste persone, verificare le loro condizioni, procedere quando necessario all’identificazione e comprendere se esistano situazioni che richiedano l'intervento delle forze dell'ordine. Il problema, però, non può fermarsi a un documento controllato.

Esiste una questione sociale e soprattutto umana. Dormire per strada significa essere esposti al freddo, alla pioggia, alle aggressioni, alle malattie, alla solitudine. Significa anche vivere in condizioni igienico-sanitarie che possono diventare rapidamente critiche, tanto per chi si trova senza riparo quanto per gli spazi pubblici utilizzati durante la notte.

Qui entra in gioco quella parola antica che racchiude molto più della semplice compassione: pietas. Attenzione verso chi è fragile, rispetto della dignità della persona, capacità di una comunità di non girarsi dall'altra parte.

Teramo deve allora interrogarsi su chi abbia il compito di intervenire e con quali strumenti. Servizi sociali, strutture di accoglienza, unità di strada, Comune, Asl, volontariato e forze dell'ordine rappresentano pezzi differenti di una stessa risposta che non può essere soltanto emergenziale.

Serve capire anche se queste presenze siano occasionali oppure il segnale di un fenomeno destinato a crescere.

Dodici persone che dormono all'aperto non sono soltanto dodici problemi di ordine pubblico. Sono dodici storie che la città, prima ancora di allontanare da un portico o da un sottopasso, dovrebbe almeno provare a conoscere. La domanda, alla fine, resta semplice e inevitabile: chi se ne sta occupando?