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di Tommaso Silvi

ROMA. Sono sette le persone iscritte nel registro degli indagati per la morte di Andrea Moretti, il 22enne di Tottea precipitato per circa dieci metri nella notte tra martedì e mercoledì 23 settembre mentre lavorava al nuovo impianto di illuminazione del Colosseo. La Procura di Roma procede per omicidio colposo con violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Ma chi sono i sette finiti sotto la lente della magistratura? Nell'inchiesta sono coinvolti i responsabili dei lavori del Parco Archeologico del Colosseo, i due coordinatori della sicurezza, uno per la fase di progettazione e l'altro per la fase di esecuzione, il delegato alla sicurezza del Ministero della Cultura, il responsabile della sicurezza del Parco Archeologico e i rappresentanti delle imprese coinvolte nell'appalto e nel subappalto. È dunque l'intera catena della sicurezza del cantiere a essere finita sotto esame. Non soltanto chi materialmente eseguiva il lavoro, ma anche chi aveva il compito di organizzarlo, coordinarlo e garantire che venisse svolto secondo le norme.
L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio e dalla pm Eleonora Fini. Gli accertamenti dovranno stabilire se vi siano state omissioni o violazioni delle procedure di sicurezza e se queste abbiano avuto un ruolo nella tragedia. Ed è proprio qui che entra in gioco la complessa filiera delle imprese che stavano lavorando al Colosseo. Andrea Moretti era un operaio specializzato della Quintilio Moretti Srl, azienda di Tottea, nel Teramano, specializzata in lavori in quota e interventi legati alla messa in sicurezza e alla manutenzione di beni culturali. La società operava in subappalto nell'ambito dei lavori per il nuovo sistema di illuminazione del Colosseo.
A monte della filiera c'è la I.G. Group, che ha guidato il raggruppamento di imprese risultato aggiudicatario dell'intervento. Una parte delle lavorazioni è stata quindi affidata alla Equattroe Srl, società collegata al gruppo. Le due società fanno capo al Gruppo Iacolino. Gli investigatori stanno ora ricostruendo ogni passaggio della catena contrattuale, dai soggetti che hanno ottenuto l'appalto fino all'impresa che aveva materialmente in carico Andrea Moretti.
La Procura ha acquisito documentazione relativa all'appalto e ai subappalti e sta verificando ruoli, obblighi, procedure e responsabilità in materia di sicurezza. Uno dei punti centrali dell'inchiesta riguarda le modalità con cui Andrea stava lavorando. Secondo quanto emerso finora, il giovane si trovava da solo nella posizione sospesa, mentre il cognato Gabriele e un altro collega erano impegnati in un'altra zona del cantiere, su un cestello elevatore. I due hanno raccontato di aver sentito un forte rumore e di essere immediatamente intervenuti: Andrea era già precipitato. Gli investigatori dovranno stabilire se, per quella specifica lavorazione, fosse obbligatoria la presenza di un secondo operatore a terra, in grado di controllare il lavoratore sospeso e intervenire immediatamente in caso di emergenza. La questione è centrale perché le procedure di sicurezza per i lavori in quota possono prevedere specifiche modalità di sorveglianza e soccorso.
Poi c'è la fune. Andrea indossava l'imbracatura di sicurezza, ma qualcosa non avrebbe funzionato nel sistema che avrebbe dovuto impedirgli di precipitare. Secondo le prime ricostruzioni, un capo della fune era collegato all'operaio mentre l'altro era rimasto nella parte alta della parete. L'occhiello metallico destinato a fungere da passante sarebbe stato trovato libero. La fune, inoltre, non sarebbe risultata spezzata. È questo uno dei motivi per cui gli investigatori hanno sequestrato l'attrezzatura e stanno preparando una perizia tecnica. Bisognerà stabilire se il sistema fosse stato montato correttamente, se l'attrezzatura fosse idonea e se Andrea avesse agganciato correttamente il dispositivo di sicurezza.
Non viene esclusa, allo stato, neppure l'ipotesi di un errore umano. Ma sarà la consulenza tecnica a stabilire se questa eventualità abbia avuto un ruolo nella caduta e, soprattutto, se siano emerse eventuali carenze nelle procedure di sicurezza. C'è poi un elemento che potrebbe rivelarsi fondamentale: le immagini delle telecamere di sicurezza del Colosseo. Una telecamera avrebbe ripreso la fase della caduta. Secondo una prima ricostruzione pubblicata oggi, nel filmato si vedrebbe Andrea impegnato nella discesa lungo la parete, mentre procedeva spostando progressivamente il moschettone sui diversi punti di ancoraggio.
A un certo momento qualcosa sarebbe andato storto. Il moschettone potrebbe non essersi agganciato correttamente al punto successivo e, pochi istanti dopo, il giovane sarebbe precipitato. Si tratta però di una prima lettura delle immagini, che dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti tecnici. Il video potrebbe soprattutto chiarire una domanda fondamentale: cosa stesse facendo Andrea nei secondi immediatamente precedenti alla caduta e se il sistema di sicurezza fosse effettivamente collegato nel momento in cui il giovane ha perso l'equilibrio.
Per ricostruire la dinamica gli investigatori hanno effettuato anche rilievi dall'alto con un drone, per verificare la posizione dei punti di ancoraggio, della fune e dell'occhiello metallico presente sulla parete. Le immagini hanno consentito di osservare dall'alto la zona nella quale Andrea stava lavorando e di acquisire elementi utili per la successiva perizia tecnica. C'è poi un altro aspetto: la luce disponibile durante il lavoro notturno. Andrea e gli altri operai stavano lavorando tra il secondo e il terzo anello del Colosseo utilizzando le luci di servizio del monumento. Il 22enne aveva inoltre un faretto montato sul casco. Gli investigatori dovranno verificare se l'illuminazione fosse sufficiente per garantire condizioni di lavoro sicure e se fosse conforme a quanto previsto dalla documentazione del cantiere. Anche il Documento di Valutazione dei Rischi (Dvr) e il Piano Operativo di Sicurezza (Pos) sono stati acquisiti e saranno analizzati dagli investigatori.
Il cantiere per il nuovo impianto di illuminazione era aperto dall'aprile 2025. Ora la magistratura sta ricostruendo l'intera organizzazione dei lavori: chi aveva affidato cosa, quali attività erano state subappaltate, chi doveva controllare la sicurezza, quali erano le procedure previste per il lavoro in quota e chi aveva la responsabilità diretta della squadra impegnata quella notte. La documentazione relativa alle società appaltanti e ai subappalti è già stata acquisita dagli investigatori. L'obiettivo è capire se quanto previsto sulla carta fosse effettivamente applicato nel cantiere.
Un altro passaggio decisivo sarà l'autopsia. L'incarico dovrebbe essere conferito lunedì e l'esame sarà eseguito all'Istituto di Medicina Legale della Sapienza. Gli indagati potranno nominare propri consulenti per partecipare agli accertamenti irripetibili. Sul tavolo della Procura ci saranno quindi due livelli di verifica: da una parte l'esame medico-legale per stabilire con precisione le cause della morte; dall'altra la perizia sull'attrezzatura e sulla dinamica della caduta. Intanto il monumento è rimasto chiuso dopo la tragedia e i lavori sono stati sospesi. La morte di Andrea Moretti ha inoltre provocato il rinvio dell'inaugurazione del nuovo impianto di illuminazione, prevista per ottobre. Ma adesso la questione principale non è più soltanto quando il Colosseo potrà riaprire o quando verrà completato il nuovo impianto.
La domanda alla quale dovrà rispondere l'inchiesta è molto più precisa: perché un ragazzo di 22 anni, impegnato in un lavoro in quota all'interno di uno dei monumenti più controllati del mondo, è precipitato nel vuoto senza che il sistema di sicurezza riuscisse a trattenerlo? E soprattutto: chi avrebbe dovuto verificare che quella notte tutte le condizioni di sicurezza fossero realmente rispettate?
Sono queste le domande alle quali dovranno rispondere i sette indagati e, soprattutto, gli accertamenti della Procura. L'iscrizione nel registro degli indagati, va ricordato, non equivale a una responsabilità accertata: saranno le indagini, le perizie e gli eventuali sviluppi giudiziari a stabilire se siano state commesse violazioni e da chi.