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Lutto

L'Aquila, poliziotto muore a 65 anni: lascia la moglie e due figlie

Marcello Del Pinto
Marcello Del Pinto
di Redazione L'Aquila
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L'AQUILA. È morto ieri (24 settembre), all'età di 65 anni, Marcello Del Pinto, agente della Polfer in pensione. Persona molto stimata sia al Comune di Scoppito, dove abitava, e sia per il lavoro svolto alla stazione ferroviaria dell'Aquila. Lascia la moglie Livia, le figlie Monica e Noemi e il fratello gemello Enrico anche lui agente di polizia di Stato.

Le esequie 

Le esequie si celebrano venerdì 25 settembre, alle 16, all'Abbazia di San Bartolomeo di Scoppito.

Il cordoglio

L'Anps (associazione nazionale polizia di Stato), sezione L'Aquila, il presidente Marcello Di Tria: «A nome di tutti i soci faccio alla famiglia le più sentite condoglianze per la grave perdita». Il ricordo di Alfonso Gargano su Facebook: «Quando un amico viene a mancare, qualcosa dentro di noi si smuove e ci fa riflettere sul significato della vita e dell'amicizia. Marcello Del Pinto per me è stato un collega ed un amico. Abbiamo lavorato insieme dal 2006 fino al 2018. Lui alla Polfer dell'Aquila è stato un riferimento un po' per tutti, colleghi, pendolari, ferrovieri, personale delle pulizie, del bar, della mensa, in quel posto vi ha trascorso la sua carriera orientativamente per quasi 30 anni. Ci siamo voluti bene, venne anche al mio addio al celibato. Era una persona scherzosa, sorridente, chiamava tutti in modo spiritoso con l'appellativo di «Cico». Poi ci fu il terremoto all'Aquila nel 2009, facemmo servizi continuativi a dare soccorso agli sfollati e lui stesso per un periodo dormì nelle cuccette in treno, in attesa di alloggi provvisori. Poi all'improvviso un giorno eravamo a lavoro insieme e venimmo a sapere di un male che lo aveva colpito. Un fulmine a cielo sereno, inaspettato, ho impresso nella mente il suo sguardo, immediatamente il suo primo pensiero andò alla sua amata famiglia per la quale diceva che non poteva permettersi di morire. Da allora grazie ai medici e la sua forza di volontà, iniziò a curarsi, fortunatamente è andato bene, nel frattempo è diventato felicemente anche nonno e stravedeva per i nipotini. Prima del Covid è andato in pensione, quel giorno eravamo io, lui e Valentini allora Responsabile dell'Ufficio, quando venne a riconsegnare la sua dotazione personale di pistola, tesserino e manette, mi disse: «caro Alfonso, oggi sto riconsegnando allo Stato un pezzo di me». Quelle parole sono significative di ciò che Marcello ha rappresentato in vita, sempre con la divisa in ordine, barba fatta, era fiero di non avere mai ricevuto in tutta la carriera nemmemo un richiamo o una punizione, è stato un Poliziotto esemplare. Pochi giorni fa la brutta notizia di una ricaduta e questa mattina la figlia Monica mi ha scritto: «Papà è andato via», io lo avevo salutato lunedì. All'improvviso benché fossi preparato all'evento, mi è presa una forma di sconforto nel ripensare a tutto quanto trascorso con lui, i momenti di lavoro, le risate, i racconti delle sue passeggiate in montagna con il suo amico Eligio, i funghi, i cani ed i suoi amati e pregiati tartufi. Ma non è finita, Marcello è stato lucido fino alla fine, mi ha detto :«Cico, al funerale vi vorrei in divisa a voi dell'Ufficio, lo sai io ci tengo a queste cose». Parole dure e strazianti dette così all'improvviso, in un letto di ospedale, ma lui lo sapeva dentro di se che le doveva dire e le voleva dire. È stato un gentiluomo ed un guerriero fino alla fine, quando ha deciso anche di donare i suoi organi, uno dei gesti più nobili che un essere umano possa fare, come gesto di solidarietà e le sue cornee restituiranno la vista a chi ne ha bisogno. Ci sarebbe tanto altro da raccontare di un amico. Un forte abbraccio di affetto e di cuore, va alla moglie Livia, alle figlie Monica e Noemi, al fratello gemello Enrico con il quale ha condiviso la carriera nella Polizia di Stato, ai nipotini, a tutti gli altri familiari e coloro che gli hanno voluto bene. Marcello è una persona che ci ha lasciato un grande insegnamento di vita, quello dell'amore ed il rispetto verso gli altri. A Dio amico caro».