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Il caso

«Mia figlia rischia la vita e arriva un mezzo senza medico»: l’allarme di una famiglia del Teramano

Una bambina fragile e il timore di non ricevere un’assistenza adeguata durante le emergenze. La famiglia chiede chiarimenti anche sul protocollo sanitario

(foto archivio)
(foto archivio)
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Quando un bambino fragile entra in crisi, non dovrebbe esserci spazio per dubbi, attese o improvvisazioni. E soprattutto nessun genitore dovrebbe trovarsi davanti al terrore di dover affrontare da solo un’emergenza potenzialmente mortale.

È il grido d’allarme di una famiglia del Teramano, che denuncia quella che considera una situazione estremamente grave: la possibilità che, in caso di necessità, venga inviato un mezzo di primo soccorso senza personale medico a bordo.

«La carenza di supporto medico nei mezzi di primo soccorso pone a grave e inaccettabile rischio l’incolumità dei cittadini e dei bambini fragili», denuncia la famiglia.

Parole pesanti, che raccontano la paura di chi convive quotidianamente con una condizione sanitaria delicata e sa che, durante una crisi, anche pochi minuti possono diventare decisivi.

Il punto centrale è proprio questo: può una famiglia con una bambina ad alto rischio essere costretta a scegliere tra attendere un’assistenza medicalizzata, affidarsi a un mezzo privo di medico oppure tentare autonomamente di intervenire?

«Nessun genitore dovrebbe mai essere messo nella condizione di dover scegliere se affidarsi a un mezzo non medicalizzato o curare da solo il proprio figlio in fin di vita», è l’accusa.

Sul caso si apre però anche un altro interrogativo. Per la bambina, proprio in ragione della particolare fragilità clinica, sarebbe dovuto essere predisposto uno specifico protocollo sanitario destinato a stabilire modalità e tempi di intervento in caso di emergenza.

Ed è qui che la famiglia chiede una risposta chiara: quel protocollo è stato effettivamente firmato? È oggi operativo? E, soprattutto, viene applicato quando scatta una richiesta di soccorso?

Domande che meritano un chiarimento immediato. Perché quando si parla di bambini fragili non può esistere una zona grigia nell’organizzazione dell’emergenza sanitaria. Non può essere una madre o un padre, nel momento più drammatico, a dover capire quale sia la scelta meno rischiosa.

La questione va oltre il singolo episodio e investe direttamente il sistema di emergenza territoriale: quali garanzie vengono assicurate oggi ai piccoli pazienti più vulnerabili? Una risposta è necessaria. E per una famiglia che vive con la paura di una nuova emergenza, non può arrivare quando ormai è troppo tardi.