Il lutto
Sant'Omero piange don Luigi Consorti, per quasi cinquant'anni guida della parrocchia dell'Annunziata
di Tito Di Persio

CORROPOLI. Una passeggiata d'autunno tra i profumi della campagna teramana, la stagione dei tartufi ormai alle porte e un cane dal fiuto infallibile. Gli ingredienti c'erano tutti per una normale giornata all'aria aperta, ma il finale ha virato dal registro gastronomico a quello della cronaca giudiziaria. Protagonisti un cercatore locale e il suo lagotto romagnolo, Fulmine, che camminavano nei dintorni di Corropoli, in una zona collinare lontana dalle classiche «pungiaie» dei tartufai.
All'improvviso il cane ha scartato di lato, si è tuffato nella vegetazione e pochi minuti dopo è riemerso con in bocca un singolare «trofeo»: tre involucri sferici, scuri e compatti, che aveva scavato dal terreno e stava portando al padrone. A prima vista il cuore dell'uomo ha fatto un balzo: per forma e dimensioni sembravano tre tartufi di ottima pezzatura, capaci di fruttare un buon guadagno.
L'emozione è durata un secondo. Appena li ha presi in mano per ripulirli dalla terra, il cercatore ha avvertito una consistenza innaturale: nessun aroma di sottobosco, nessuna corteccia, ma plastica gommosa ed ermeticamente sigillata. Capito che si trattava di qualcosa di «strano», ha avvertito i carabinieri di Alba Adriatica, che si sono portati subito sul posto. Già all'apertura del primo involucro i militari hanno capito che poteva trattarsi di sostanza stupefacente.
In caserma la conferma: all'interno dei tre ovuli non c'erano le prelibate spore dell'Appennino, ma 270 grammi di cocaina di elevata purezza che, una volta tagliata e immessa sul mercato, avrebbero fruttato tra i 20mila e i 25mila euro.
Chiuso il verbale e sequestrata la sostanza, tra i militari e il cercatore, ancora scettico, è scappata più di una battuta. Fulmine, intanto, guardava incuriosito quanto accadeva intorno a lui. Con il suo fiuto non ha trovato tartufi, ma ha permesso di recuperare una sostanza che, finita in circolazione, avrebbe potuto rovinare tante persone.