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L'aggressione

Silvi, operato il 16enne aggredito allo Zoli: è stato un vero agguato in palestra

Dopo l'intervento: zigomo e mandibola ricomposti con placche per il violento colpo. Intanto confermata la dinamica

Silvi, operato il 16enne aggredito allo Zoli: è stato un vero agguato in palestra
di Tito Di Persio, Giancarlo Falconi
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SILVI. Ora il ragazzo è stato dimesso dopo l'operazione, ma stando a quanto si apprende non vorrebbe più tornare a scuola. Lo studente di 16 anni aggredito venerdì mattina (2 ottobre) a scuola è stato sottoposto a un intervento chirurgico nell'ospedale Mazzini di Teramo, dove i medici hanno ricomposto la parte fratturata tra zigomo e mandibola con placche e sferule. Un'operazione resa necessaria dalla violenza del colpo ricevuto durante l'attività motoria.

Quello che emerge dalla ricostruzione è più di una lite degenerata: somiglia a un vero e proprio agguato. Mentre erano in classe, durante la lezione, tre studenti si sarebbero alzati dai banchi per raggiungere in palestra il compagno, che in quel momento svolgeva attività motoria, e lo avrebbero aggredito davanti a un insegnante. Un fatto gravissimo, che porta con sé una premeditazione che rende l'accaduto ancora più inquietante.

A confermare la dinamica delle voci che giravano da giorni è la dirigente scolastica Paola Angeloni: «Un gruppetto di due o tre studenti avrebbe raggiunto il ragazzo mentre era impegnato nell'attività sportiva. Uno di loro lo avrebbe colpito al volto con uno schiaffo particolarmente violento». Il sedicenne ha riportato la frattura dello zigomo ed è stato soccorso immediatamente dal 118 e trasportato in ospedale. Alla scena avrebbe assistito anche un docente. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno ascoltato studenti e insegnanti per ricostruire con precisione l'accaduto.

La scuola ha avvisato subito la famiglia e ha aperto un procedimento nei confronti del presunto responsabile: dopo le verifiche, per lo studente è scattata la sospensione per 15 giorni. «Sono episodi che sicuramente a scuola non dovrebbero succedere», dice la dirigente. «È sicuramente sintomo di un malessere che vivono i ragazzi di oggi. Molti ragazzi pensano di poter risolvere problemi con la violenza». E ancora: «I ragazzi hanno questa violenza insita e purtroppo lo stiamo registrando sempre più spesso». Parole che non si limitano a condannare il fatto, ma richiamano l'attenzione sulla difficoltà di alcuni adolescenti nel gestire conflitti e tensioni attraverso il dialogo.

Un episodio grave, che la scuola è chiamata ad affrontare con fermezza, ma che non deve cancellare il lavoro quotidiano di prevenzione. L'istituto «Zoli» dispone da tempo di un sistema articolato di iniziative contro bullismo e cyberbullismo. C'è il progetto «Free Zone», che punta a un ambiente scolastico sereno, inclusivo e rispettoso, e c'è un Team Bullismo, Cyberbullismo e Legalità che monitora le segnalazioni e interviene nelle situazioni critiche, con procedure specifiche per studenti, famiglie, docenti e personale. Non è un impegno solo sulla carta: lo Zoli ha promosso incontri con i carabinieri su legalità, bullismo e violenza di genere, e in una di queste occasioni la stessa Angeloni aveva invitato a «rompere muri e silenzi», definendo la comunità scolastica la «prima palestra della convivenza civile».

È dunque giusto distinguere l'episodio dalla complessiva azione educativa dell'istituto. Un fatto di violenza va condannato con fermezza senza diventare un giudizio sull'intera comunità scolastica. Anzi, proprio la presenza di strumenti strutturati rende più importante affrontare l'accaduto con trasparenza e responsabilità. La priorità resta tutelare gli studenti e capire fino in fondo le ragioni dell'aggressione, perché prevenire la violenza significa anche riconoscere in tempo il disagio e insegnare ai ragazzi che i problemi non si risolvono con la forza.