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Pubblico decoro

Teramo, sesso e urina nel sottopassaggio chiuso di viale Crucioli: il degrado in pochi minuti

Sottopassaggio chiuso ma facilmente accessibile: incontri sessuali, degrado e persone che urinano nell’area mentre restano accesi gli interrogativi sulla sicurezza di viale Crucioli.

Teramo, sesso e urina nel sottopassaggio chiuso di viale Crucioli: il degrado in pochi minuti
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Bastano pochi minuti in viale Crucioli per trasformare uno dei punti centrali di Teramo nell’immagine di un degrado che continua a porre domande sulla sicurezza, sul decoro e sulla gestione degli spazi pubblici.

Un uomo e una donna sono al bar. Un cenno d’intesa, poi lei si dirige verso il sottopassaggio chiuso, scavalca la recinzione e raggiunge una delle sale ( pseudo) ipogee. Poco dopo viene raggiunta dall’uomo. All’interno i due consumano un incontro sessuale, approfittando di uno spazio interdetto al normale passaggio ma evidentemente tutt’altro che inaccessibile.

La scena cambia, ma non il risultato. Un altro uomo termina la sua birra, raggiunge la stessa zona, supera la recinzione e utilizza l’area come un bagno pubblico, urinando con lo sguardo rivolto verso i giardini Marcozzi. Tutto nel giro di pochi minuti.

Le domande sulla chiusura

Sul fondo resta anche un’altra anomalia: i semafori di viale Crucioli risultano spenti. Una circostanza che alimenta ulteriormente gli interrogativi sulla chiusura del sottopassaggio e sulla gestione complessiva di un’area attraversata quotidianamente dal traffico e a pochi passi dal centro cittadino.

La questione non riguarda il moralismo, ma il pubblico decoro. Un passaggio chiuso che viene facilmente scavalcato, locali ipogei trasformati in luoghi per incontri sessuali, persone che utilizzano gli spazi circostanti come orinatoi e un odore che diventa inevitabilmente parte del paesaggio urbano.

Viale Crucioli dovrebbe rappresentare uno degli ingressi e dei biglietti da visita del capoluogo. Oggi, invece, quelle recinzioni sembrano separare soltanto formalmente la città da uno spazio lasciato a se stesso.

La domanda, allora, resta semplice: se il sottopassaggio è chiuso per ragioni di sicurezza, perché è così facile entrarci? Se invece il problema della sicurezza può essere superato semplicemente scavalcando una recinzione, quanto può durare ancora questa situazione prima che qualcuno intervenga davvero?