Tracciabilità
Martinsicuro, oltre due tonnellate e mezzo di vongole senza documenti
di Tito Di Persio

GIULIANOVA. «Non lo ha toccato, non lo ha sfiorato e non lo ha insultato verbalmente». È la versione della madre dello studente di 17 anni coinvolto nella vicenda che ha portato al ricovero in terapia intensiva di un docente dell’Istituto professionale Crocetti-Cerulli di Giulianova. Una ricostruzione che ribalta quella emersa finora dall'ambiente scolastico. Il docente, 62 anni, è ricoverato all'ospedale di Giulianova dopo un malore al termine dell'episodio, poi diagnosticato come infarto. La sua famiglia, attraverso il legale, ha annunciato una denuncia.
Per capire il racconto dei genitori bisogna partire da un presupposto che, a loro dire, la scuola conosceva bene. Il ragazzo, 17 anni, avrebbe problemi comportamentali certificati da medici e noti all'istituto. Per questo, già dall'anno precedente, sarebbe stata concordata con la scuola una modalità precisa per gestire i momenti di rabbia, una vera e propria de-escalation: uscire dall'aula, farsi una passeggiata, calmarsi e solo dopo rientrare. Proprio per questo, sostiene la famiglia, i docenti sapevano come comportarsi.
Il racconto del giovane parte dalla lezione. Il ragazzo riferisce di essersi messo a mangiare una banana e di essere stato invitato a uscire dall'aula dall'insegnante donna presente insieme al docente. Uscendo avrebbe pronunciato la frase «mi hai rotto le xxxxx» e si sarebbe allontanato di alcuni metri dalla porta. Un comportamento che, per la famiglia, non era finalizzato a provocare o aggredire nessuno, ma rientrava esattamente nella procedura concordata: allontanarsi per calmarsi.
È a questo punto, sempre secondo i genitori, che il docente sarebbe uscito sulla soglia dell'aula rivolgendo al ragazzo alcune espressioni offensive: «Oh cretxxx! Oh defxxxxx!». Il giovane si sarebbe girato chiedendo: «Cretxxx a chi lo dici?», per poi riprendere ad allontanarsi. Il docente avrebbe continuato il confronto con un'altra espressione offensiva, arrivando a dirgli: «Dai, menami! Menami!». La risposta dello studente sarebbe stata: «Menami tu, menami tu!». A quel punto un collaboratore scolastico sarebbe intervenuto separando i due.
È su questo passaggio che la versione della famiglia si scontra con quella riportata nelle prime cronache, secondo cui il 17enne avrebbe minacciato il docente avvicinandosi al suo volto con i pugni alzati e mimando dei colpi. I genitori negano qualsiasi aggressione, fisica o verbale, e riferiscono che un'insegnante avrebbe confermato che l'unico comportamento del giovane sarebbe stato guardare male il professore.
Madre e padre contestano anche la sequenza degli eventi: dopo il confronto il ragazzo si sarebbe allontanato e il docente sarebbe rientrato in aula, accusando solo successivamente il malore. I genitori si sono recati in presidenza per chiedere una modifica della nota disciplinare, ritenendo che la formulazione attuale possa far apparire il figlio come autore di un'aggressione. «La nota deve esplicitare la consequenzialità degli eventi», è in sostanza la loro richiesta: che venga ricostruito anche ciò che sarebbe accaduto prima del confronto.
La vicenda presenta dunque oggi due versioni profondamente diverse. Da una parte quella secondo cui il docente sarebbe stato aggredito verbalmente dallo studente e avrebbe poi accusato il malore. Dall'altra quella della famiglia del ragazzo, secondo cui il giovane non avrebbe aggredito né toccato il professore e il confronto sarebbe stato alimentato dalle parole rivoltegli dall'insegnante. Il punto dovrà essere chiarito attraverso le testimonianze dei presenti, la documentazione scolastica e ogni altro elemento utile, comprese eventuali immagini delle telecamere.