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Il ricordo

Alessandro, morto a Rigopiano e quelle ultime parole: "Sono sepolto dalla neve, pregate per me"

La testimonianza della madre Antonella Maria Pastorelli nell'aula del processo bis di Perugia

Alessandro Riccetti
Alessandro Riccetti
di Luca Di Renzo
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Il ricordo di Alessandro Riccetti emerge nitido attraverso le parole della madre, Antonella Maria Pastorelli. Per lei, per la sorella Maria Chiara e per il fratello Daniele, il processo d’Appello bis non riguarda solo i codici penali: riguarda la vita spezzata di un giovane di Terni che, a soli 33 anni, rappresentava il pilastro della sua famiglia. Dopo la scomparsa del padre, infatti, Alessandro aveva saputo reagire con incredibile determinazione, caricandosi di responsabilità e diventando un punto di riferimento fondamentale per i suoi cari.

​La sua esistenza era profondamente radicata in una fede incrollabile. Poco prima che la valanga travolgesse l’hotel, Alessandro aveva rivolto una domanda quasi profetica ai suoi amici di Comunione e Liberazione: «Come faccio a essere pronto se il Signore mi chiama all'improvviso?». Un interrogativo che oggi risuona come una supplica e una testimonianza di umiltà. Il suo ultimo messaggio, inviato nel pieno dell’emergenza, resta una ferita aperta: «Ragazzi, sono in hotel sepolto dalla neve. Pregate, pregate, pregate».

​Alessandro lavorava come receptionist a Rigopiano da poco più di un anno, una destinazione quasi casuale arrivata dopo un’esperienza lavorativa in Germania presso una multinazionale informatica. Nonostante la fatica, non smetteva di guardare al futuro, inviando costantemente curriculum per trovare una posizione che valorizzasse appieno la sua formazione. «Mamma, io senza lavoro non ci starò mai», ripeteva con quella dignità che lo contraddistingueva. Oggi, il ritratto che emerge è quello di un ragazzo d'oro, affettuoso e umile, il cui ricordo vive non solo nel cuore della madre, ma in quello di tutti gli amici che hanno incrociato il suo cammino.