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La sentenza

Disastro di Rigopiano, dalla prima udienza all'appello bis di Perugia: la cronistoria giudiziaria di una tragedia

Tre condanne, due assoluzioni e cinque prescrizioni nell'appello bis di Perugia dopo quasi otto ore di camera di consiglio

Rigopiano, i soccorsi
Rigopiano, i soccorsi
di Luca Di Renzo
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PESCARA. ​La vicenda giudiziaria sulla tragedia dell’Hotel Rigopiano, avvenuta il 18 gennaio 2017, rappresenta uno dei casi più complessi della giurisprudenza italiana in materia di protezione civile e prevenzione dei rischi. Dopo anni di battaglie legali, il percorso si è articolato attraverso tre fasi principali e un fondamentale rinvio tecnico che ha portato alla condanna di tre ex vertici regionali.

· Disastro di Rigopiano, tre condanne e due assoluzioni nell'appello bis

​Il primo grado e l’appello

Il processo ebbe inizio a Pescara con il rito abbreviato. Nel febbraio 2023, il giudice Gianluca Sarandrea emise una sentenza che scosse l’opinione pubblica: 25 assoluzioni su 30 imputati, limitando le condanne al sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e ad alcuni tecnici provinciali.

L’Appello dell’Aquila, nel febbraio 2024, riformò parzialmente la sentenza, portando a 8 le condanne. In questa fase venne riconosciuta la responsabilità dell’ex prefetto Francesco Provolo per l’omessa attivazione dell'Unità di crisi e per il reato di falso. La Corte stabilì che la tragedia non fu un’imprevedibile fatalità, ma la conseguenza di una gestione fallimentare della viabilità e dell’evacuazione.

​La Cassazione e l’Appello bis a Perugia

​Nel novembre 2024, la sesta sezione penale della Cassazione aveva confermato le condanne per quattro imputati. ​Tuttavia, la Suprema Corte ha ravvisato un “vuoto motivazionale” nelle assoluzioni dei dirigenti della Regione Abruzzo, annullandole con rinvio e ordinando un nuovo processo per valutare il nesso causale della mancata predisposizione della Carta localizzazione del rischio valanghe. Cassazione che, inoltre, aveva accolto parzialmente le richieste della procura generale; parte da qui la disposizione di un nuovo processo di secondo grado a Perugia (per 10 persone).

Ieri, 11 febbraio, l’appello bis. Tre condanne, due assoluzioni e cinque prescrizioni. Si è chiuso così, invece, dopo quasi otto ore di camera di consiglio, l’appello bis in Corte d’Appello a Perugia. Condannati a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti perché il fatto non costituisce reato l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e l’ex dirigente della regione Sabatino Belmaggio. Cinque prescrizioni per i due ex dirigenti della provincia Di Blasio e D’Incecco, gli ex dirigenti regionali Giovani e Primavera e l’ex tecnico comunale Colangeli.

Pericolo valanghe e disastro

​​La sentenza dell’Appello bis ha sancito che la Regione Abruzzo è colpevole di omicidio colposo per non aver mai redatto la mappa dei rischi valanghivi. Se tale documento fosse esistito, l’hotel non sarebbe mai stato costruito in quel canalone o, quantomeno, sarebbe stato sgomberato ben prima della scossa di terremoto e della successiva valanga.

Prescrizioni

​In questa sede, la prescrizione (ben cinque) ha giocato un ruolo cruciale: sebbene la corte abbia riconosciuto la gravità dell’omissione regionale, il tempo trascorso dal 2017 ha impedito di perseguire i reati accessori legati alle violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro e alle inadempienze amministrative minori. Le condanne sono state quindi focalizzate unicamente sul nesso causale diretto con la morte delle 29 vittime.

​Conclusioni

​Con questo ultimo verdetto, il bilancio finale vede la condanna di quasi tutti i livelli istituzionali: dal Comune alla Provincia, dalla Prefettura fino alla Regione. Per i parenti delle 29 vittime, riuniti nel Comitato Vittime di Rigopiano, questa sentenza rappresenta il riconoscimento che la tragedia è nata da un’inerzia amministrativa durata anni, trasformando un evento naturale in una strage evitabile.