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L'evento

Navi sempre più veloci e acque più calde: così i cetacei pagano il conto dei cambiamenti climatici

Le rotte delle specie marine al centro della seconda giornata di lavori a Vasto al congresso internazionale per la redazione dell’Atlante mondiale delle migrazioni animali

Un momento dell'evento
Un momento dell'evento
di Andrea Rapino
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VASTO. Aumento delle temperature delle acque, del traffico marittimo e della velocità delle navi mettono a dura prova le specie marine. La cementificazione degli habitat compromette la nidificazione e lo svernamento degli uccelli. Sono gli allarmi lanciati da scienziati e ricercatori nella seconda giornata di studi del congresso internazionale finalizzato all’elaborazione dell'Atlante mondiale delle migrazioni animali, in programma fino a domenica 11 ottobre a Vasto.

I cetacei in pericolo

«Purtroppo il pianeta è quello che è e lo spazio che noi esseri umani utilizziamo è sempre maggiore», ha spiegato oggi, nelle sale di Palazzo D’Avalos, l’ecologo marino Giuseppe Notarbartolo, «nel Mediterraneo la balenottera comune e il capodoglio subiscono le conseguenze della riduzione delle risorse alimentari dovuta alla pesca eccessiva e alle catture accidentali. A questi fattori si aggiunge il più recente e progressivo aumento del traffico marittimo ad alta velocità, con navi e traghetti che superano i 20-25 nodi, aumentando il rischio di collisioni con i cetacei». Di qui, secondo Notarbartolo, l’importanza di questo Atlante: «Conoscere con esattezza la posizione dei corridoi migratori in mare è fondamentale per evitare interferenze». Ana Martins Sequeira dell’Australian National University ha richiamato l’attenzione sugli effetti del riscaldamento delle acque: «Costringe gli animali a spostarsi alla ricerca di cibo, determinando un cambiamento delle rotte migratorie. Una minaccia particolare per i grandi cetacei è rappresentata dalla progressiva riduzione della disponibilità di ossigeno nelle profondità marine, che costringe a risalire verso la superficie, esponendoli a rischi maggiori».

Le specie di uccelli a rischio

Roberto Ambrosini, docente di Ecologia all’Università di Milano, ha evidenziato «il marcato declino del numero degli uccelli migratori, soprattutto di quelli cosiddetti a lungo raggio. Risentono della degradazione degli habitat in cui si riproducono, delle aree di sosta durante la migrazione e di quelle in cui trascorrono il periodo non riproduttivo. È un problema che ci riguarda da vicino, perché gli uccelli migratori, dagli erbivori e insettivori ai predatori, svolgono importantissimi servizi ecosistemici». A confermare il fenomeno è stato Fernando Di Fabrizio, presidente della cooperativa Cogecstre di Penne che gestisce le riserve di Punta Aderci e Vasto Marina: «Anche qui in Abruzzo abbiamo constatato una progressiva riduzione di specie di uccelli un tempo comuni, dal passero allo zigolo, dal saltimpalo allo stiaccino nero, in precedenza presenti in tutte le campagne abruzzesi. In passato la chimica ha fatto molti danni, come oggi li fa l’urbanizzazione eccessiva che devasta gli ecosistemi».