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L'evento

Atlante mondiale delle migrazioni animali, ancora un anno per completare l’opera

Concluso a Vasto il convegno internazionale nell’ambito della Convenzione di Bonn del 1979: un passo fondamentale per integrare i dati già in rete e tutelare centinaia di specie a rischio che fanno sopravvivere i nostri ecosistemi

Un momento del convegno
Un momento del convegno
di Andrea Rapino
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VASTO. Il congresso internazionale di Palazzo D’Avalos ha gettato solide basi: ora, entro un anno, va completato un “Atlante mondiale delle migrazioni animali”. Migliorando i dati già disponibili grazie alle nuove tecnologie. In ballo c’è il futuro di centinaia di specie, che sfruttano migliaia di rotte marine, terrestri e aeree non solo per la propria sopravvivenza, ma anche per la salvaguardia dei nostri ecosistemi. Il primo grande passo per l’Atlante è stato fatto in questi giorni a Vasto, dove si sono ritrovati una trentina di scienziati, ricercatori ed esperti per l’incontro organizzato nell’ambito della Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica (Cms), nata con il trattato internazionale sottoscritto a Bonn nel 1979.

Un grande portale on line

L’Atlante che sta nascendo sarà un portale on line, necessario per armonizzare le normative ambientali dei Paesi di attraversamento, conciliare le infrastrutture energetiche, i trasporti e le attività produttive con le rotte. Un passo necessario per tutelare specie a rischio, nonostante sia «aumentato e migliorato il nostro livello di comprensione sul ruolo importantissimo che gli animali migratori hanno nel mantenere gli ecosistemi sani e funzionali», come ha sottolineato Dagmar Zíková del segretariato Cms, in occasione del convegno di oggi aperto al pubblico, dopo due giorni di lavori a porte chiuse.

Una situazione preoccupante

La situazione comunque resta preoccupante: «Negli ultimi 40 anni tra gli uccelli migratori abbiamo perso il 40% delle tortore e circa l’80% dei cuculi», è l’esempio portato da Franz Bairlein dell’Istituto di ricerca sugli uccelli di Wilhelmshaven, in Germania. Eppure c’è chi sopravvive facendo da secoli quelle che a noi sembrano vere e proprie imprese: Bairlein ha citato la pittima minore che dall’Alaska sorvola l’oceano per otto giorni e arriva fino al fiume Giallo in Cina, o le piccole rondini che si spostano tra il Sudafrica e l’Europa del Nord.

Già 40 milioni di dati a disposizione

Il nuovo Atlante ci aiuterà a proteggere meglio queste e altre specie integrando mappature già a disposizione, come quelle dell’Atlante euroafricano che mostra i risultati di 113 anni di studi con l’analisi di oltre 40 milioni di dati per 300 specie di uccelli. «È urgente un’efficace conservazione di queste specie», ha ricordato l’ornitologo Fernando Spina, consigliere Cms per la connettività e le reti, «e per le decisioni che le riguardano sono necessarie informazioni chiare sulle rotte principali, sulle modalità del loro utilizzo e sui luoghi in cui si verificano concentrazioni di esemplari».

Un lavoro per la nostra agricoltura

Un grande lavoro che ha ricadute concrete anche sulla nostra economia, come ha evidenziato Camillo Zulli, direttore della Bio Cantina sociale Orsogna che ha organizzato il convegno in collaborazione con la cooperativa Cogecstre di Penne, che gestisce le riserve di Punta Aderci e Vasto Marina. «La presenza degli insetti ha un’importanza vitale per gli ecosistemi terrestri interconnessi», ha spiegato Zulli, «e per la catena alimentare degli animali migratori. La riduzione delle risorse alimentari per gli insettivori è causata anche dall’impiego di pesticidi che riduce la diversità e la frequenza di insetti, come pure gli erbicidi che pregiudicano la loro base alimentare. Anche da questa consapevolezza è nata la nostra scelta a favore dell’agricoltura biologica e biodinamica che non fa uso di pesticidi e riduce l’impatto negativo dell’agricoltura sugli ecosistemi».