Il raggiro
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di Andrea Rapino

LANCIANO. Il processo per la morte di Andrea Prospero resta incardinato nel capoluogo umbro. La Corte d’assise di Perugia, presieduta da Carla Giangamboni, ha infatti respinto l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa del giovane romano imputato per istigazione o aiuto al suicidio.
I giudici
Secondo i giudici, il reato deve considerarsi consumato nel luogo del decesso e non nella città di residenza dell’accusato, nonostante i contatti tra i due siano avvenuti esclusivamente tramite piattaforme social.
Il collegio rigetta le istanze difensive
Parallelamente, il collegio ha declinato una nuova istanza di patteggiamento a tre anni di reclusione, presentata senza il consenso della procura di Perugia. L'opposizione ferma del procuratore Raffaele Cantone e dei legali della famiglia Prospero ha segnato l'andamento dell'udienza, confermando anche la presenza di tutte le parti civili costituite.
I fatti
Il diciannovenne di Lanciano era stato trovato senza vita in un bed and breakfast del centro storico dopo una serie di interazioni digitali finite sotto la lente degli investigatori. Con il rigetto delle istanze difensive, il dibattimento entra nel vivo: il prossimo appuntamento in aula è fissato per il 22 aprile quando saranno ascoltati i primi testimoni e gli agenti della polizia di stato che seguirono le indagini preliminari.