Serie C
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di Giuliano De Matteis

PINETO. Recuperare fame, aggressività e coraggio. È la missione di Alessandro Bruno, nuovo allenatore del Pineto dopo l’esonero di Enrico Barilari seguito alla pesante sconfitta per 4-0 contro il Grosseto.
A presentarlo è stato il direttore sportivo Marcello Di Giuseppe, che si è assunto le proprie responsabilità: «Per un direttore cambiare allenatore è soprattutto una sconfitta, un errore, se vogliamo chiamarlo così. Però il calcio corre veloce e abbiamo ritenuto che la soluzione ideale fosse cambiare». Una decisione non legata soltanto all’ultimo risultato: «Avevo visto cose che non mi erano piaciute già con il Forlì e a Campobasso. Questa società non deve affidarsi alla casualità, deve avere un progetto. Il primo responsabile sono io».
Bruno ha invece aperto con un pensiero per il predecessore: «Voglio mandare un caloroso abbraccio a Barilari. Quello che è stato fatto non è tutto da buttare: sette punti non sono pochi e significa che il lavoro c’è stato».
Poi il nuovo tecnico ha tracciato la strada: «Voglio una squadra coraggiosa e ambiziosa. Credo che sia la squadra più forte che abbia mai allenato. Adesso sta a me e al mio staff creare le condizioni per fare bene».
La priorità sarà ritrovare soprattutto l’atteggiamento che aveva contraddistinto il Pineto negli ultimi anni. «La prima cosa è lavorare sulla testa, sull’aspetto mentale e caratteriale. Ho avuto l’impressione che a un certo punto questa squadra avesse perso un po’ di fame. Era abituata a correre in avanti ma soprattutto all’indietro e a comandare le partite: dobbiamo recuperare queste caratteristiche».
Con il cambio in panchina ripartono anche le gerarchie: «Il passato conta fino a un certo punto. Valuterò quello che vedrò negli allenamenti e nelle partite. I ragazzi mi hanno dato tutto e nessuno si è tirato indietro».
Nessuna promessa, infine, sugli obiettivi: «Non sono abituato a fare debiti con la bocca. Non posso dire se faremo 50, 60 o 70 punti. Questa squadra ha qualità e forza per fare molto bene. Bisogna lavorare tanto e poi vedremo dove arriveremo».