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L'intervista

Luciano Rabottini, l’unico ciclista abruzzese che ha vinto la Tirreno-Adriatico: "Vi dico cosa aspettarvi dall'edizione 2026"

Lunedì 9 marzo parte un nuovo capitolo della Corsa dei due Mari. 40 anni fa il suo successo: "Ecco chi sono i miei favoriti di quest'anno"

Luciano Rabottini
Luciano Rabottini
di Jacopo Forcella
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Sono passati 40 anni da quell’edizione del 1986 della Tirreno-Adriatico che ha vinto. Ad oggi, rimane l’unico ciclista abruzzese che ha scritto il suo nome dell’albo d’oro della Corsa dei due Mari. Luciano Rabottini si appresta a vivere l’ennesima Tirreno da spettatore interessato, da tempo opinionista e ideatore della trasmissione Velò. Ma il risultato di quattro decenni fa, certamente ancora gli dà grandi emozioni.

«È stato un risultato superiore alle aspettative. Non ero partito per vincerla ma alla seconda tappa, la prima in linea dopo la cronometro di apertura, sono riuscito a prendere la maglia di leader. A Cortona, in fuga per 180 km io e Palmiro Masciarelli in una giornata da tregenda: vento, pioggia, freddo. Nonostante tutto, riuscimmo ad arrivare al traguardo e io andai in testa alla generale e ci rimasi fino a San Benedetto. Fu un’impresa soprattutto se si considerano i partecipanti a quell’edizione».

Qualche esempio?

«Hinault, Fignon, Lemond, Zoetemelk, Van der Velde, Moser, Saronni, Argentin, Fondriest, Chiappucci, Bugno. Ho reso l’idea?».

Certamente. E che ricordo conservi a distanza di 40 anni?

«Su quella affermazione ho costruito una buona parte della mia carriera ciclistica e il futuro. Con un’attività commerciale legata alle due ruote e una trasmissione, Velò, di grande successo che parla ogni settimana del ciclismo internazionale e locale. Insomma, questo sport resta sempre centrale nella mia vita»

Domani (9 marzo) parte l’edizione 2026. Cosa dobbiamo aspettarci?

«È un percorso meno esigente del passato ma più nervoso. I muri marchigiani e le tappe abruzzesi potrebbero riservare sorprese. Non c’è il grande arrivo in salita e la cronometro sarà di apertura e non la frazione finale di San Benedetto che avrà una tappa tradizionale. Credo che gli italiani, in ombra alle Strade Bianche, potrebbero avere delle velleità: Tiberi, Pellizzari e il nostro Giulio Ciccone. Il favorito sarà Isaac Del Toro ma attenzione anche ai grandi nomi come Roglic e Hindley. Nella crono ovviamente c’è Ganna come favorito e poi, non essendo un tracciato molto esigente, anche Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert potrebbero essere protagonisti».

Che 2026 sarà per Giulio Ciccone?

«È la prima stagionale per lui, un bel test e potrebbe fare bene. Anche se non ha corso, un corridore come lui non ha bisogno di tante gare per entrare in condizione. Il miglior Ciccone, però, per me lo vedremo tra le Ardenne a Primavera e i due grandi appuntamenti, Giro d’Italia e Tour de France, nei quali, non avendo più troppe pressioni di classifica, sarà più libero di andare a caccia di tappe importanti. Da abruzzesi, ce lo auguriamo».