Serie C
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di Giuliano De Matteis

Il calcio italiano saluta Sandro Mazzola, morto nella tarda serata di venerdì 18 settembre a pochi mesi dal suo 84° compleanno. Figura cardine dell’Inter e protagonista di un’epoca che ha segnato la storia dello sport nazionale, Mazzola ha attraversato la vita e il campo portando sulle spalle un cognome pesante come un’eredità e luminoso come una promessa. Cresciuto dopo la tragedia di Superga che gli portò via il padre Valentino, capitano del Grande Torino, trasformò quel dolore in una spinta verso il futuro, costruendo una carriera che sarebbe diventata leggenda.
Dalle prime intuizioni al vivaio nerazzurro
Il talento di quel ragazzo di Cassano d’Adda venne intercettato per primo da Benito Lorenzi, l’attaccante dell’Inter soprannominato “Veleno”, che ne intuì la stoffa. L’ingresso nella Primavera nerazzurra avvenne sotto la guida di Giuseppe Meazza, maestro che gli insegnò i fondamentali e ne modellò la personalità calcistica. Da lì, il passo verso la prima squadra fu naturale: Helenio Herrera, il “Mago”, vide in lui un giocatore diverso dagli altri e iniziò a plasmarlo.
Un esordio fuori dagli schemi e la nascita della Grande Inter
Il debutto in Serie A di Mazzola è uno degli episodi più singolari della storia del nostro calcio. Il 10 giugno 1961, per protesta contro la decisione di rigiocare Juventus‑Inter, Angelo Moratti schierò la formazione Ragazzi. Finì 9‑1 per i bianconeri, ma quel giorno il diciottenne Mazzola segnò su rigore la sua prima rete in campionato, lasciando un’impronta indelebile.
Da quel momento Herrera lo rese un pilastro della squadra: prima centravanti atipico, poi centrocampista offensivo capace di unire tecnica, velocità e visione di gioco. La sua avventura nerazzurra durò fino al 1977, chiudendosi nella finale di Coppa Italia persa contro il Milan, quando uscì dal campo citando Dante: «Vuolsi così colà dove si puote».
In totale: 572 presenze, 162 gol, 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali. Un curriculum che racconta da solo la statura del personaggio.
La Nazionale e la storica staffetta con Rivera
Il debutto in azzurro arrivò il 12 maggio 1963, nel 3‑0 al Brasile di Pelé: Mazzola segnò su rigore, confermando la sua personalità nei momenti decisivi. Dopo il Mondiale del 1966, fu uno dei cardini della ricostruzione voluta dal ct Ferruccio Valcareggi.
In quegli anni nacque la celebre staffetta con Gianni Rivera, compagno di epoca e rivale di città. Insieme conquistarono l’Europeo del 1968 e raggiunsero la finale del Mondiale 1970, passando attraverso la “Partita del Secolo” contro la Germania Ovest.
Il percorso azzurro di Mazzola si chiuse nel 1974: 70 presenze, 22 gol, un’eredità che ancora oggi pesa nella storia della Nazionale.
Il dirigente e l’uomo che ha portato Ronaldo all’Inter
Terminata la carriera da calciatore, Mazzola rimase legato all’Inter in veste dirigenziale, chiamato da Massimo Moratti. Tra le sue intuizioni più memorabili c’è l’ingaggio di Ronaldo “Il Fenomeno” nell’estate del 1997, uno dei colpi più amati dai tifosi nerazzurri. La sua esperienza fuori dal campo fu arricchita anche dalle parentesi con Genoa e Torino, sempre con la stessa passione che lo aveva accompagnato da giocatore.
Un’eredità che non si spegne
Sandro Mazzola lascia un vuoto profondo nel calcio italiano: un uomo che ha saputo trasformare la storia in destino, il dolore in forza, il talento in leggenda. Il suo nome continuerà a vivere nei racconti, nelle immagini e nei ricordi di chi ha visto in lui non solo un campione, ma un simbolo.