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Fuori copertina, poeti e scrittori abruzzesi: Giuseppe Rosato - Terza puntata

La raccolta poetica è scandita dai tempi calcistici di una partita

Giuseppe Rosato
Giuseppe Rosato
di Valeria Di Felice
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Giuseppe Rosato (Lanciano 1932) è maestro giocoso e serio della parola. Un’attitudine, la sua, rivolta ai vari campi della parola: non solo autore di versi in lingua e nel dialetto frentano, ma anche di prose, scritture brevi e satiriche, aforismi, epigrammi.

Risale al 1957 la sua prima pubblicazione con L’acqua felice (Schwarz) e al 2025 la più recente, in dialetto frentano, Novantatré (Arsenio). Quasi settant’anni di intensa attività nella quale profondità e leggerezza si amalgamano o alternano, offrendo al lettore l’autenticità di una scrittura messa sempre al servizio della vita.

Per fuori copertina l’invito è alla lettura di Tempi supplementari (Di Felice Edizioni 2024). Arrivato alla soglia dei novantadue anni, Giuseppe Rosato si addentra nei “tempi supplementari del novantesimo minuto di una partita di calcio”. Ed è proprio in questi tempi “aggiuntivi” di una “lunga partita giocata all'insegna della poesia e della parola”, che Rosato torna a esplorare i cassetti della memoria, per riaprire il dialogo con il suo universo emotivo. La raccolta poetica è scandita dai tempi calcistici di una partita: primo tempo – intervallo – secondo tempo – ai rigori – spogliatoio. Non manca il riferimento ad altri sport, in primis il tennis e il ciclismo.

La parola segue itinerari emotivi aperti alla grammatica del cuore (come quelli dedicati all’amatissima moglie Tonia Giansante). Segue anche i camminamenti del pensiero: di fronte a un congedo che si avvicina, le domande acquistano un tono più intenso, come se lo sfumare del tempo sospeso sulla soglia per contrappunto rendesse l’intuizione più chiara. Il rovello della ricerca si attenua e i grandi quesiti sulla vita sono prossimi a una forma di rivelazione.

Cosa troviamo fuori copertina? Troviamo levità ironica, delicatezza memoriale, profondità di sguardo. Una fecondità del sentire che trova terreno non solo nel campo nostalgico ed elegiaco dei rapporti affettivi, ma anche in quello giocoso, tipico di chi reagisce alla lacerazione del mondo e all’indignazione con l’intelligenza dell’ironia.

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