Il personaggio
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di Antonio Monda

L'AQUILA. «Una situazione ormai insostenibile». Così i medici del Sindacato Medici Italiani (Smi) aprono la nota inviata al governatore Marco Marsilio, all’assessore Nicoletta Verì e alla stampa, denunciando un quadro che – sostengono – contrasta con quanto previsto dai contratti di lavoro. Secondo il sindacato, nelle carceri abruzzesi vengono negate tutele e diritti indispensabili per garantire un servizio sanitario adeguato.
Emergenze quotidiane e assenza di tutele
Nella loro segnalazione i medici ricordano che nelle carceri si fronteggiano ogni giorno autolesionismi, disturbi psichiatrici, dipendenze e condizioni di estrema fragilità. Tutto ciò, però, «senza ferie garantite, senza malattia, senza indennità di rischio, con festivi non retribuiti adeguatamente e senza un sistema di reperibilità». Un quadro che il Smi definisce privo delle “garanzie minime” presenti negli altri ambiti del Servizio sanitario nazionale.
Sovraffollamento e nuovi istituti: domanda in aumento
A rendere più complesso il contesto è l’aumento della popolazione detenuta. A Sulmona, Teramo e Pescara è stata superata la soglia critica del sovraffollamento, mentre la recente apertura dell’istituto penale per minorenni dell’Aquila richiede personale dedicato. «Numeri, complessità e bisogni sanitari crescono, mentre si parla di tagliare fondi e tutele. È incomprensibile», affermano i medici.
Il nodo economico: “Stipendi ridotti di oltre un terzo”
La prospettiva più grave, secondo lo Smi, è la riduzione della retribuzione di oltre il 30%. Una misura giudicata «non sostenibile» e che starebbe spingendo «quasi tutti i medici incaricati» a valutare le dimissioni. Con condizioni simili, avvertono, diventerà impossibile garantire presidi sanitari stabili e sicuri all’interno degli istituti penitenziari.
L’appello finale alla Regione
«La medicina penitenziaria è un servizio pubblico essenziale, non un settore marginale da comprimere», conclude il sindacato. Da qui la richiesta alla Regione Abruzzo e alle Asl di rivedere urgentemente l’attuale orientamento e ripristinare condizioni di lavoro dignitose e conformi ai contratti. In caso contrario, il rischio – avvertono – è il collasso dell’assistenza sanitaria nelle carceri, con ripercussioni dirette sulla salute dei detenuti e sulla sicurezza di tutto il personale penitenziario