Editoria
Il palazzo delle Nazioni Unite sarà la casa de La Stampa Usa
di Iacopo Luzi

NEW YORK. Daniel Libeskind ha partecipato al lancio della Stampa USA a New York prima di partire per un viaggio che lo porterà in Ruanda, dove ha vinto il concorso per la realizzazione del memoriale del genocidio dei Tutsi da parte degli Hutu.
Ha accettato di parlare del suo rapporto con il nostro paese, che ama profondamente, e sorride quando gli chiedo qual è la prima cosa che gli viene in mente quando dico “Italia”: “Immortalità”, risponde, e poi aggiunge: “Si, immortalità: chiunque abbia avuto a che fare con l’Italia in qualche modo diventa immortale”.
Da italiano non posso che essere felice da una definizione del genere. Lei ha realizzato nel nostro paese vari progetti: a Padova, a Como e a Milano. Qual è stata la più grande lezione che ha imparato in Italia?
“Lavorare in Italia è differente da lavorare in qualunque altro posto. Perché l’Italia è la fonte della bellezza del mondo. Quanto esiste di bello è stato formato dalla storia e dalla cultura italiana, e lavorare in Italia non solo offre uno sguardo, ma genera un’ambizione che non esiste lavorando in nessun altro paese. La mia intenzione non è lusingare o dire qualcosa di positivo perché mi trovo a un evento italiano: si tratta della descrizione della mia esperienza personale. Chiunque abbia avuto un’esperienza profonda con l’Italia viene trasformato da quello che è realmente il paese: dalla sua vita di ogni giorno e in profondità dalla storia, l’arte, la cultura, il cibo, e ancora, la bellezza…ogni cosa che è stata inventata. È questo, il motivo per cui chiunque sogna l’Italia, e anche quando non la si sogna direttamente, prima o poi si finisce là”.
Mi parli anche dei problemi e delle sfide che ha dovuto affrontare in Italia: non posso credere che per lei è tutto perfetto…
“Ovviamente non lo è. L’Italia è estremamente complicata. Insieme a Zaha Hadid e Arata Isozaki ho lavorato al progetto City Life a Milano, nella zona dove c’era la Fiera, e ogni giorno dovevamo affrontare una nuova complicazione che sembrava incomprensibile, ma era diversa da quelle che ad esempio ho dovuto affrontare a New York quando lavoravo alla ricostruzione di Ground Zero. Le complicazioni in Italia sono di diverso tipo, ed è difficile capirne immediatamente la natura e tantomeno descriverla. Col tempo ho compreso che hanno a che fare con l’elemento umano: c’è una dimensione di umanità che irradia e complica imprescindibilmente ogni scelta”.
Evitando di entrare in una dimensione politica, qual è oggi l’immagine dell’Italia negli Stati Uniti?
“Io ritengo che la maggioranza delle persone non veda l’Italia in relazione alla politica, si tratta di un elemento secondario. Penso invece che abbia a che fare con l’immagine ideale dell’Italia che ognuno ha dentro di sé con un approccio diverso: è differente quella che ha ad esempio una persona che ama il cibo italiano da chi ama il cinema o la moda. Questa è la forza dell’Italia: non dipende da quello che avviene sulla superficie. Ci sono molti gradi e molte sfaccettature, e attraverso elementi diversi ognuno può accedere al cuore di quello che rappresenta l’essenza del paese”.
Lei è uno degli architetti del Ponte sullo stretto di Messina.
“Abbiamo vinto, ormai molti anni fa, il concorso per i centri di controllo del ponte abbiamo disegnato l’ingresso al ponte a Villa San Giovanni. Si tratta di strutture tecnologiche che hanno anche degli spazi adibiti ad accogliere chi sta per attraversare il ponte. Non si tratta quindi soltanto del centro di controllo per un progetto così imponente ma anche un’area adibita ad altre necessità, non ultime quella di offrire spazi culturali. Ho capito che c’è ancora incertezza sulla realizzazione del ponte e posso solo augurarmi che avvenga”.
Al di là della bellezza e dell’immortalità, c’è qualcosa di specifico che ha imparato sul nostro paese?
“Ho imparato che è un paese molto misterioso. La realtà non è quella che vedi immediatamente, quella che appare ai tuoi occhi: più la frequenti e meno ne sai, un po’ come avviene in Giappone. A un certo punto ti trovi una zona opaca ed è quello il momento in cui l’Italia diventa veramente interessante. C’è un mistero che ti circonda e non è penetrabile né dalla cultura né dalle informazioni che puoi raccogliere”.
Cosa può imparare l’Italia dagli Stati Uniti?
“Il denaro. Questo paese è efficacissimo nel sapere generare denaro. L’America è estremamente pratica, essenziale, non pone domande profonde, non ha bisogno di risposte o riflessioni su questione profonde, ma ha una straordinaria capacità di affrontare e risolvere pragmaticamente questioni disparate, belle o brutte che siano”.