Il personaggio
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di Antonio Monda

PESCARA. «In Abruzzo siamo di fronte a un paradosso: la Meloni dà e Marsilio toglie». Con queste parole il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, commenta gli effetti combinati della legge di Bilancio nazionale e delle scelte della Regione. Secondo il sindacato, il taglio di 2 punti percentuali dell’Irpef per i redditi oltre i 28mila euro rischia di essere azzerato dagli aumenti decisi dal governo regionale.
“Aumenti causati dal sottofinanziamento della sanità”
Ranieri ricorda che gli incrementi fiscali stabiliti dalla Regione sarebbero stati resi necessari dal “sottofinanziamento della sanità abruzzese da parte dello Stato”. Il problema, aggiunge, non si esaurirà con il 2025: anche nella legge di bilancio 2026 si prevede un ulteriore gap di risorse, con il rischio di nuovi aumenti di tassazione oppure ulteriori tagli ai servizi sanitari.
Il deficit delle Asl: 126 milioni nel 2025
Il Tavolo di monitoraggio del Ministero ha già certificato un dato pesantissimo: per il 2025 il deficit tendenziale delle Asl abruzzesi sarà di 126 milioni di euro. «Per ristabilire l’equilibrio – afferma Ranieri – saranno necessari altri tagli». Il segretario ricorda che il presidente Marsilio ha rivendicato in Conferenza delle Regioni l’ottenimento di 6 milioni in più dal Fondo sanitario nazionale: «Una cifra irrisoria rispetto al fabbisogno reale della regione».
“Un gioco delle parti tra Governo e Regione”
Per la Cgil, il risultato del “combinato disposto” delle due leggi di bilancio è chiaro: «Lavoratori e pensionati avranno salari reali più bassi e servizi pubblici peggiori». Il sindacato parla di una “pantomima” istituzionale, mentre in Abruzzo «la sanità pubblica è al collasso, le liste d’attesa sono infinite e la qualità dei servizi continua a peggiorare».
Lo sciopero generale del 12 dicembre
Alla luce della situazione, Ranieri annuncia la mobilitazione: «È necessario cambiare rotta». La Cgil conferma lo sciopero generale delle lavoratrici e dei lavoratori per l’intera giornata del 12 dicembre, con l’obiettivo di richiamare Governo e Regione alle proprie responsabilità.