Editoria
Il premio Rossetti a Maurizio Molinari
di Giacomo Galeazzi

La Germania scossa dalla vittoria dell'AfD in Sassonia-Anhalt svela che Vladimir Putin sfida l'Europa su tre fronti della stessa guerra. Sul primo ci sono i carri armati a Mariupol, le trincee del Donbass, i missili sulle città ucraine. Sul secondo, più silenzioso, ci sono le urne, i talk show e i Parlamenti, dove i partiti filorussi che siedono nelle maggioranze o nelle opposizioni lavorano, a volte senza saperlo, per lo stesso obiettivo dei soldati russi: fermare il sostegno a Kiev e far implodere Ue e Nato. E sul terzo ci sono i sabotaggi di infrastrutture critiche e gli sconfinamenti di droni non identificati, nei cieli dei Paesi che sostengono l'Ucraina. È un solo campo di battaglia diviso in tre teatri: se l'esercito russo non riesce a piegare l'Ucraina con la forza, il Cremlino punta a farlo erodendo il sostegno dell'Occidente, convincendo gli elettori che aiutare Kiev sia un errore e seminando incertezza attraverso azioni ibride.
Ogni missile su una città ucraina, ogni influenza su un partito europeo, ogni drone su una base Nato fanno parte della stessa strategia per indebolire il consenso agli aiuti militari e la fiducia nelle alleanze, nella sicurezza collettiva. Le tre offensive puntano a prevalere in Ucraina per modificare a favore di Mosca l'equilibrio di sicurezza europeo. Se la guerra si legge sulle mappe del Donbass, il fronte politico emerge dai verbali d'inchiesta e quello ibrido dai rapporti di intelligence su cavi sottomarini recisi e spazi aerei violati.
I sentieri dell'influenza russa attraversano il continente. In Francia, il “Rassemblement National” di Marine Le Pen ottenne nel 2014 un prestito di 9,14 milioni di euro da una banca ceco-russa legata a Mosca, poi passato a un'azienda russa vicina all'ex KGB: una commissione d'inchiesta ha dedotto che ciò abbia spinto Le Pen a sposare gli interessi russi dall'annessione della Crimea in poi. Il presidente Macron arrivò a dire che “quando Le Pen parla con la Russia, parla col suo banchiere”.
In Germania, un'inchiesta di "Spiegel", "Zdf" e "Bbc" ha accusato l'eurodeputato AfD Markus Frohnmaier di essere sotto il controllo del Cremlino dal 2017, con esponenti del partito volati a Mosca a spese russe. L'eurodeputato Petr Bystron è stato accusato di aver ricevuto denaro tramite il portale "Voice of Europe", legato all'oligarca Viktor Medvedchuk: lo scandalo, esploso nel 2024, ha coinvolto politici di Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi e Polonia. In Italia, il Parlamento europeo condannò nel 2019 l'accordo tra Lega e Russia Unita. L'intelligence Usa aveva già stimato circa 300 milioni di dollari di finanziamenti russi a partiti euroscettici in venti Paesi. Ed ora Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è indicato dal "Guardian" come possibile veicolo del messaggio russo in Italia. Il successo dell'AfD e la crescita di Vannacci disegnano un risultato favorevole a Mosca in due alleati spina dorsale della Nato sin dalla Guerra Fredda.
Il fronte ibrido è sempre più aggressivo: nel 2025-2026 droni non identificati hanno colpito basi e aeroporti in Polonia, Baltico, Romania, Francia, Belgio e Danimarca, con chiusure di scali. Si aggiungono sabotaggi di cavi nel Baltico, incendi in depositi logistici legati ai rifornimenti verso l'Ucraina e attacchi informatici, spesso attribuiti a reti riconducibili a Mosca senza rivendicazione ufficiale. Questa "guerra ombra" mira a logorare la resilienza europea, spingere risorse verso la difesa interna anziché verso Kiev, rafforzando la narrazione dei partiti filorussi.
Nell'Europa dell'Est il modello si ripete: nella Repubblica Ceca convivono lo Spd nazionalista di Okamura, il movimento Pro e l'alleanza "rosso-bruna" “Stačilo!”. In Romania l'AUR di George Simion ha sfiorato la presidenza nel 2025, sebbene si tratti del Paese più colpito dalle incursioni di droni.
Ciò che unisce forze così eterogenee - da AfD e Rassemblement National a Stačilo!, da Okamura a Vannacci - non è una visione comune ma l'opposizione al sostegno a Kiev e alla coesione Ue-Nato, terreno su cui convergono anche “La France Insoumise” di Mélenchon e il M5S di Conte. Su questo punto destre radicali e sinistre antisistema uniscono elettorati incompatibili, promettendo fine delle armi, revoca delle sanzioni e dialogo con Putin, facendo leva su scontento sociale e paura per sabotaggi e droni.
Più crescono i partiti critici verso la Nato nei Parlamenti, più diventa difficile per Bruxelles mantenere l’unità su sanzioni e difesa comune. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, funzionari alleati hanno indicato nell'avanzata di questi partiti, unita alla pressione ibrida sui confini orientali, il vero ostacolo al rafforzamento della difesa europea, facendo esplicito cenno alle elezioni in Polonia, Francia e Italia.
Il Cremlino investe da tempo sulla frammentazione politica e sulla destabilizzazione a bassa intensità di Ue e Nato come strumenti di guerra a basso costo. Finché l'Europa affronterà le sfide militare, politica e ibrida come questioni separate, Mosca resterà in vantaggio.