Viabilità
Fine delle vacanze, l’Abruzzo saluta l’estate: domenica 6 settembre il grande rientro
di Tito Di Persio

CITTÀ SANT’ANGELO. Alle 12.30, in quella stessa chiesa, si celebrava un matrimonio. Abiti eleganti, sorrisi, fotografie, promesse. E il suono delle campane ad accompagnare l’inizio di una nuova vita.
Poche ore dopo (oggi, domenica 6 settembre), la Collegiata di San Michele Arcangelo, a Città Sant’Angelo, avrebbe cambiato completamente volto. Gli stessi banchi, lo stesso altare, la stessa navata avrebbero accolto il silenzio, le lacrime e l’ultimo saluto a Maria Spinelli, la ventiduenne abruzzese uccisa in Svizzera da un colpo esploso con un fucile d’assalto da un ex militare. Maria era andata a una festa. Doveva essere una notte di musica, amici e divertimento. È diventata la notte che ha spezzato la sua vita e quella della sua famiglia.
È forse questa l’immagine più crudele, e insieme più vera, della giornata di Città Sant’Angelo: nello spazio di poche ore una chiesa chiamata a raccontare i due estremi dell’esistenza. Prima una promessa d’amore, poi un addio che nessuno avrebbe mai voluto pronunciare.
Sul fondo resta anche l’altra storia, quella dell’uomo accusato dell’omicidio. Il padre del presunto assassino avrebbe chiesto perdono, raccontando dei problemi di salute mentale del figlio. Parole arrivate da lontano, dalla Svizzera, ma che non possono riempire il vuoto lasciato da una ragazza di appena 22 anni.
Perché il dolore di una famiglia, in giornate come questa, smette di appartenere soltanto a una casa. Diventa il dolore di un intero territorio. Una comunità che si fa padre e madre, fratello e sorella, amico e vicino di casa. Che prova, almeno per qualche ora, a sostenere un peso che per i familiari di Maria sarà impossibile deporre.
Maria sapeva sognare. Aveva l’età in cui il futuro sembra ancora infinito e il desiderio di lasciare un proprio segno nel mondo. Ed è proprio questo pensiero a rendere ancora più difficile accettare ciò che è accaduto.
Nella Collegiata c’era la sua comunità, raccolta nel silenzio e nel rispetto. C’erano gli amici, i conoscenti, le persone che l’avevano vista crescere. C’erano le istituzioni civili, militari e religiose. Il sindaco di Città Sant’Angelo, Matteo Perazzetti, ha raccontato un dolore che la città sente come proprio, un lutto che diventa vicinanza, partecipazione e responsabilità collettiva. Poi ci sono state soprattutto le lacrime. Quelle che non hanno bisogno di essere spiegate e che, davanti alla morte assurda di una ragazza di 22 anni, finiscono per parlare una lingua universale.
Qualche ora prima quelle campane avevano suonato per celebrare una nuova famiglia. Poi la stessa chiesa ha dovuto aprire le proprie porte a una famiglia spezzata. Maria ci ha salutato come una principessa con la sua Carrozza e sei cavalli.