Il personaggio
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di Antonio Monda

L'AQUILA. In Abruzzo una famiglia su dieci non riesce a mantenere un tenore di vita allineato a quello medio della comunità. Lo rileva l’analisi di Abruzzo Openpolis su dati Istat 2024, secondo cui la quota di nuclei in povertà relativa nella regione si attesta al 10,1%, leggermente al di sotto della media nazionale (10,9%). Un risultato che distingue l’Abruzzo dal resto del Mezzogiorno, pur in un contesto che continua a mostrare segnali di fragilità.
Cosa significa essere in povertà relativa
La povertà relativa valuta la capacità di spesa di un nucleo familiare rispetto al resto della popolazione. Non coincide automaticamente con la povertà assoluta, ma indica comunque un livello di benessere sotto la soglia ordinaria, con ricadute sulle opportunità educative, lavorative e sociali.
Il divario territoriale: Sud ancora in difficoltà
Nel 2024 le famiglie italiane in povertà relativa sono 2,8 milioni, pari al 10,9%. Il divario territoriale resta netto:
In questo scenario l’Abruzzo è l’unica regione meridionale con un dato sotto la media nazionale, anche se la distanza è minima e non sufficiente a parlare di una vera inversione di tendenza.
Il focus sulle famiglie monoreddito con figli piccoli
Per comprendere meglio le criticità, Openpolis richiama anche l’indicatore (anno 2020) delle famiglie monoreddito con almeno un figlio sotto i sei anni, uno dei gruppi più esposti a vulnerabilità economiche.
In Abruzzo sono 12 i comuni in cui la quota supera il 30%. I valori più alti:
I territori più solidi: capoluoghi e alcune aree interne
All’estremo opposto troviamo percentuali più basse:
Tutti i capoluoghi abruzzesi rientrano tra i comuni con incidenze più contenute:
Un segnale che conferma una tendenza chiara: le fragilità economiche si concentrano soprattutto nei centri più piccoli, lasciando ai capoluoghi un ruolo più resiliente, ma non privo di criticità.