Il personaggio
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di Antonio Monda

Da gennaio scattano gli adeguamenti per le pensioni, ma l’impatto sugli assegni sarà contenuto. La rivalutazione automatica fissata all’1,4 per cento produce infatti incrementi limitati sul cedolino. L’indice è stato determinato in via provvisoria dal Governo: il ministero dell’Economia lo ha ufficializzato con il decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale il 28 novembre. La misura potrà essere rivista a fine anno, con un eventuale conguaglio sull’assegno di dicembre.
Si tratta di un aggiornamento legato alle previsioni sull’inflazione per il 2026 e non di un vero aumento delle pensioni. Il sistema di perequazione continua a funzionare per fasce di reddito, con percentuali decrescenti all’aumentare dell’importo dell’assegno.
Nel dettaglio, la rivalutazione è piena (100 per cento) per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, che oggi è pari a 603,40 euro. Questo significa che l’adeguamento completo si applica fino a 2.413,60 euro mensili. Per la fascia successiva, tra quattro e cinque volte il minimo, l’incremento scende al 90 per cento, mentre per gli importi superiori si riduce ulteriormente al 75 per cento.
Le simulazioni
Per il 2026 il valore di riferimento della pensione minima sale a 611,85 euro. A questo importo si aggiunge la maggiorazione dell’1,3 per cento introdotta con la manovra 2024, portando l’assegno mensile a 619,69 euro. In termini concreti, l’aumento effettivo è di circa tre euro al mese rispetto all’anno precedente.
Guardando agli esempi, una pensione lorda di 800 euro sale a circa 811 euro, con un incremento netto di pochi euro. Un assegno di 1.000 euro lordi arriva a circa 1.014 euro, con un recupero reale di circa 11 euro mensili. Per una pensione da 1.500 euro l’aumento lordo è di poco superiore ai 20 euro, ma il netto si ferma intorno ai 17 euro.
Salendo di importo, una pensione di 2.000 euro passa a circa 2.028 euro, quella da 2.500 euro arriva a 2.534,88 euro, mentre un assegno da 3.000 euro cresce a 3.041,18 euro. Per i trattamenti più elevati, ad esempio 4.000 euro, l’incremento lordo è di circa 51,7 euro. Su tutti gli importi incidono poi Irpef e detrazioni, che determinano il valore netto effettivamente percepito.
Nel caso delle pensioni che rientrano nella seconda fascia (tra quattro e cinque volte il minimo), il calcolo dell’adeguamento è misto: fino a 2.413,60 euro si applica l’1,4 per cento pieno, mentre sulla quota eccedente la rivalutazione scende a circa l’1,26 per cento. Ad esempio, una pensione lorda di 2.600 euro beneficia di due incrementi distinti: uno sulla parte rivalutata interamente e uno sulla quota eccedente, con un aumento complessivo più contenuto.