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di Abruzzo Daily

VASTO. Individuare le rotte delle specie migratrici, censire i fattori di rischio e proteggere gli habitat attraversati da uccelli, mammiferi, pesci, cetacei, rettili e insetti che si muovono in lungo e in largo per il pianeta. È l’obiettivo dell’«Atlante delle migrazioni animali», un progetto che si presenta come fondamentale per tutelare determinate specie, proteggendo con loro anche i nostri territori in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici e dalla progressiva perdita di biodiversità.
A Vasto il congresso internazionale sulle migrazioni animali
Di questo «Atlante» si parlerà per tre giorni al congresso internazionale ospitato da venerdì 9 a domenica 11 ottobre a palazzo D’Avalos, a Vasto. Il progetto viene realizzato nell’ambito della “Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica” (Cms), nota anche come Convenzione di Bonn, sottoscritta nel 1979. Per questo in Abruzzo si ritrovano esperti internazionali, ricercatori, scienziati e docenti universitari: due giorni di studio e confronto a porte chiuse sulle gestione delle infrastrutture per la raccolta dei dati e sull’attuazione delle politiche ambientali, e una giornata, quella di domenica, con l’incontro aperto al pubblico «Gli animali migratori connettono il pianeta», in programma alle 14:30.
Le rotte degli animali minacciate da infrastrutture e attività umane
In ballo c’è la salvaguardia di rotte millenarie sempre più minacciate da ostacoli che non compaiono sulle carte geografiche: infrastrutture e altre attività umane che danneggiano gli habitat naturali. Mappare queste “strade” e renderle consultabili significa tutelare, insieme alla fauna che li attraversa, i territori. Obiettivo, questo, non sempre facile per ovvie ragioni geopolitiche, come spiega Fernando Spina, ornitologo abruzzese che partecipa ai lavori.
«Gli animali migratori rappresentano il simbolo più forte del fatto che il nostro Pianeta sia un unico ecosistema», sottolinea Spina, «connettono siti, ambienti e Paesi distanti migliaia di chilometri. Questo rende particolarmente complessa la loro conservazione, perché richiede la collaborazione tra Stati con contesti politici, storici e culturali diversi. È necessario che le normative ambientali siano coerenti nel tempo e nello spazio, per tutelare rotte che esistono da milioni di anni e rispondono a esigenze ecologiche molto specifiche».
Atlante delle migrazioni animali, raccolti dati e rischi globali
Di qui la necessità di un «Atlante che rappresenta un lavoro mastodontico che raccoglie studi e dati globali sulle rotte migratorie, mettendoli in relazione con gli habitat e le pressioni antropiche», aggiunge Camillo, enologo e direttore della Bio Cantina Sociale di Orsogna che organizza il congresso in collaborazione con la cooperativa Cogecstre di Penne.
«Lungo le rotte pesano ostacoli come la frammentazione dei corridoi ecologici, la perdita di habitat e il calo degli insetti, alla base della dieta di molti uccelli. Una riduzione legata anche a un’agricoltura basata sull’impiego di insetticidi e diserbanti».
Gli esperti internazionali riuniti a Vasto
Tra i partecipanti figurano Dagmar Zíková e Melanie Virtue del segretariato della Cms; Francesco Ricciardi della Asian Development Bank; Christian Voigt del Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research; Nicola Crockford di BirdLife International; Franz Bairlein dell’Institute of Avian Research; Tom Auer del Cornell Lab of Ornithology; Samantha Franks del British Trust for Ornithology. Presenti anche Zeb Hogan, consigliere della Conferenza delle parti (Cop) della Cms per i pesci, e Nandintsetseg Dejid, consigliera per i mammiferi ter