Il progetto
L’Atlante delle migrazioni per salvaguardare rotte e habitat delle specie a rischio. E con loro i nostri territori
di Andrea Rapino

ROMA. Nel 150esimo anniversario della nascita un incontro organizzato a Roma celebra Luciano Di Lello, il calzolaio abruzzese originario di Villa Santa Maria che agli inizi del ’900 inventò il casco.
L’evento
Giovedì 8 ottobre, dalle 11 nella sala Luigi Di Liegro di Palazzo Valentini, è in programma l’incontro al quale partecipano Dario Nanni, presidente dell’Associazione abruzzese di Roma e consigliere comunale, il deputato della circoscrizione estera Fabio Porta, il sindaco villese Giuseppe Finamore, il console onorario Alvaro Cotomacci e Luciano Tinto, nipote di Di Lello. «Un’occasione», spiega Nanni, «per parlare dell’importanza della prevenzione e dell’educazione alla sicurezza sulle strade, a partire dal dispositivo di protezione individuale più versatile e utilizzato nella storia». Ma anche per ricordare chi per primo ideò un oggetto che, oltre un secolo fa, fu salutato come l’idea geniale che effettivamente si dimostrò.
L’invenzione ispirata da una tragedia
Fu una tragedia a ispirare Di Lello, nato nel 1876 a Villa Santa Maria, piccolo centro dell’Alto Sangro. Emigrò giovanissimo in Francia, prima a Marsiglia e poi a Parigi, dove si sposò ed ebbe tre figli. Uno di questi, Marcel, perse la vita a causa delle ferite riportate alla testa, dopo essere stato investito da un tram mentre era a cavallo. Nacque così l’idea di realizzare un sistema per proteggere la testa. Calzolaio di professione con una bottega nel quartiere dell’Opéra, Di Lello realizzò il primo prototipo in cuoio, materiale del quale era esperto lavoratore, collaborando con l’amico Alessandro Anzani, pilota e progettista. “Casque Protecteur Lucien” fu il nome dei primi modelli pensati per “l’automobile, la motocyclette et l’avion”.
Il grande successo in Francia
L’invenzione riscosse grande successo Oltralpe. Divenne un “must” per i piloti dell’epoca, incluso lo stesso Anzani. Fruttò a Di Lello medaglia d’oro del Gran Prix di Parigi e della Croce al merito della Repubblica francese. Prima di morire prematuramente a Parigi nel 1912, realizzò anche un primo prototipo di giubbetto gonfiabile in cuoio per la protezione dei motociclisti, premiato all’Expo internazionale di Firenze nel 1904. Alla grande fama in Francia non seguì l’immediata notorietà in Italia, ma nel tempo la sua figura è stata riscoperta grazie all’impegno dei discendenti e delle amministrazioni comunali di Villa Santa Maria, dove nel 2005 gli sono stati intitolati i giardinetti.