Il personaggio
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di Antonio Monda

L’AQUILA – È destinato a far discutere il percorso del progetto di legge regionale sull’istituzione del «Garante per le vittime e i familiari delle vittime». A sollevare la protesta è Adele Di Rocco, presidente del Coordinamento Codice Rosso, che contesta le modifiche apportate al testo originariamente presentato e che, secondo quanto denunciato, ne avrebbero modificato profondamente lo spirito e le finalità.
Il progetto di legge era stato depositato il 25 novembre presso la Regione Abruzzo dalla presidente del Coordinamento Codice Rosso e successivamente consegnato alla consigliera regionale Marianna Scoccia, con un’elaborazione condivisa con Bruno Valentini. Secondo Di Rocco, dopo alcune modifiche apportate al testo, il documento avrebbe assunto contenuti ritenuti in contrasto con i principi della Costituzione italiana e con la normativa europea sulla tutela delle vittime di reato.
«È inaccettabile una situazione nella quale un lavoro costruito per garantire tutela, ascolto e protezione alle vittime venga modificato in una direzione che non condividiamo», è la posizione espressa dalla presidente del Coordinamento Codice Rosso.
Uno dei punti maggiormente contestati riguarda il principio di universalità della tutela. Il testo originario, secondo il Coordinamento, prevedeva un Garante destinato alle vittime di ogni tipo di reato e di ogni genere, mentre le modifiche introdotte avrebbero, secondo l’associazione, ristretto la portata dell’intervento.
«Il fatto che i firmatari siano soltanto donne – afferma Adele Di Rocco – rappresenta un elemento di estrema gravità. Nessun organismo e nessuna legge può nascere prevedendo una tutela riferita esclusivamente a un unico genere. Le vittime devono essere protette tutte, senza distinzione».
La contestazione richiama anche i principi fondamentali dell’ordinamento italiano ed europeo. Secondo il Coordinamento Codice Rosso, la tutela delle vittime trova fondamento nell’articolo 2 della Costituzione, che riconosce i diritti inviolabili della persona, nell’articolo 3, che sancisce il principio di uguaglianza e pari dignità sociale, nell’articolo 24, relativo al diritto di difesa e accesso alla giustizia, e nell’articolo 111, che tutela il principio del giusto processo.
Vengono inoltre richiamati i principi introdotti dalla legge 69/2019, conosciuta come Codice Rosso, che ha rafforzato la protezione delle vittime di violenza, dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, dalla Convenzione di Istanbul e dalla Direttiva europea 2012/29 sui diritti minimi delle vittime di reato.
Norme che riconoscono alle persone offese il diritto all’informazione, alla protezione, al sostegno e alla partecipazione nei procedimenti giudiziari.
La presidente del Coordinamento Codice Rosso annuncia ora l’intenzione di intraprendere ogni iniziativa necessaria: «Percorreremo le vie legali e quelle degli enti preposti per l’immediato rito, affinché venga ripristinato il rispetto dei principi fondamentali e venga garantita una tutela reale e senza discriminazioni per tutte le vittime».
La vicenda potrebbe quindi aprire un confronto istituzionale in Regione Abruzzo sul contenuto definitivo del progetto di legge e sul ruolo che il futuro Garante dovrà assumere nella protezione delle persone vittime di reati e dei loro familiari.