Il personaggio
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di Antonio Monda

L'AQUILA. Severino Mingroni, figura di riferimento nazionale per l’attivismo sui diritti delle persone con disabilità gravissime, è morto a 66 anni all'ospedale di Vasto. Dal 1995 conviveva con la Locked-in Syndrome, conseguenza di una trombosi cerebrale che lo aveva reso completamente immobile e incapace di parlare, senza però intaccarne lucidità, volontà e impegno civile.
Le origini tra Abruzzo e Belgio
Nato a L’Aquila il 31 maggio 1959, Mingroni trascorse parte dell’infanzia in Belgio, dove il padre lavorava come minatore. Tornato in Abruzzo, si stabilì con la famiglia a Casoli, completò gli studi classici e si iscrisse a Scienze Biologiche all’Università dell’Aquila. Non intraprese la carriera scientifica, ma iniziò a lavorare come usciere, prima nel capoluogo e poi, dal 1991, all’Università di Chieti, dove fu promosso bidello.
Il giorno che cambiò tutto
La mattina del 22 ottobre 1995 segnò una svolta irreversibile: a 36 anni fu colpito da una trombosi dell’arteria basilare destra. La mancata diagnosi immediata portò, nei giorni successivi, alla comparsa della Locked-in Syndrome. Da quel momento Mingroni visse su una sedia elettronica, completamente paralizzato, comunicando inizialmente solo con il movimento di una palpebra.
La tecnologia come ponte con il mondo
Grazie al lavoro dei terapisti e all’uso di strumenti innovativi, riuscì a recuperare il controllo della testa e a utilizzare l’HeadMouse, un dispositivo che gli permise di tornare a scrivere, informarsi, navigare e partecipare attivamente al dibattito pubblico. «Non posso più parlare ma posso di nuovo scrivere in perfetta autonomia», raccontava nella sua biografia per l’Associazione Luca Coscioni, di cui era consigliere e voce autorevole.
Un attivista instancabile
Nel corso degli anni Mingroni è diventato un punto di riferimento per le battaglie sulla Vita Indipendente, sull’assistenza personalizzata, sulla libertà di ricerca scientifica e sul fine vita. Ha scritto articoli, appelli, lettere aperte e proposte concrete, raccontando anche la sua quotidianità e pubblicando nel 2023 il libro Fileman X, l’uomo di Internet.
Il “miracolo di Internet” e il diritto di voto
Nel 1999 una sua lettera a Repubblica.it commosse il Paese: descriveva la sua condizione e la scoperta della rete come strumento di libertà. Nonostante le difficoltà, fino al 2022 si recò personalmente al seggio elettorale, affrontando ostacoli fisici e burocratici che definiva una vera e propria “tortura democratica”.
Le ultime battaglie
Negli ultimi anni aveva concentrato il suo impegno sul Biotestamento e sulle questioni legate al fine vita. Dopo la morte della madre, nel 2024, si era gradualmente allontanato dai social e dalla scrittura, segnando un lento ritiro dalla scena pubblica.
L’ultimo saluto
Mingroni è morto circondato dall’affetto dei familiari e degli amici che lo hanno sostenuto anche sul piano tecnologico. La camera ardente è stata allestita alla Casa Funeraria D’Eramo di Altino. I funerali si terranno lunedì 29 dicembre, alle 14:30, nella chiesa di Santa Reparata. Lascia la sorella Gianna, il cognato Gianni e le nipoti Federica e Micaela.