Abruzzo Daily

Logo
Logo
La polemica

«Una donna non si giudica dalla gonna»: il Coordinamento Codice Rosso contro le parole di Tajani

Adele Di Rocco: «Una donna non può essere giudicata in base alla sua capacità di essere una “buona madre di famiglia”»

«Una donna non si giudica dalla gonna»: il Coordinamento Codice Rosso contro le parole di Tajani
di Tito Di Persio
3 MINUTI DI LETTURA

TERAMO. Le parole pronunciate da Antonio Tajani durante la manifestazione «Itaca», a Formello, accendono il confronto anche in Abruzzo.

Il ministro degli Esteri e vicepremier, parlando della scelta di una moglie come metafora della scelta politica, ha indicato come preferibile una donna «meno appariscente», definendola «più affidabile» e «più seria» e aggiungendo che sarebbe «una buona madre di famiglia». Nel corso dello stesso intervento ha contrapposto questa figura alla donna più appariscente, ipotizzando per quest'ultima anche il rischio di un tradimento.

Una rappresentazione che ha suscitato reazioni e che ora viene contestata anche dal Coordinamento Codice Rosso, presieduto da Adele Di Rocco. L'associazione interviene sul tema degli stereotipi di genere e pone una questione che va oltre la singola dichiarazione: può l'aspetto di una donna essere utilizzato come parametro per stabilirne affidabilità, serietà o fedeltà?

«Una donna non è più affidabile perché è meno appariscente. Non è più seria perché veste in un certo modo. E soprattutto non può essere giudicata in base alla sua capacità di essere una “buona madre di famiglia”», afferma Adele Di Rocco, presidente del Coordinamento Codice Rosso.

Il riferimento è diretto al ragionamento espresso da Tajani, che aveva parlato di una donna «carina, seria, credibile», meno vistosa e capace di garantire, secondo la metafora utilizzata, «la stabilità della casa, la stabilità della famiglia». Una distinzione che, per il Coordinamento, rischia di legare qualità morali e affidabilità personale all'aspetto fisico, all'abbigliamento e al ruolo familiare.

«Questa è una visione della donna che non possiamo accettare», sottolinea Di Rocco. «La fedeltà, la serietà, il rispetto e la capacità di amare non hanno nulla a che vedere con la bellezza, con una gonna o con quanto una donna scelga di mostrarsi».

Il Coordinamento Codice Rosso richiama quindi anche la responsabilità che, a suo giudizio, dovrebbe accompagnare le parole pronunciate da chi ricopre incarichi istituzionali. «Gli stereotipi di genere non sono innocui: alimentano una cultura nella quale la donna viene ancora giudicata, classificata e definita in funzione dell'uomo», sostiene la presidente.

La vicenda nasce da un intervento nel quale Tajani aveva utilizzato il paragone tra la scelta della moglie e quella dell'elettore, arrivando a contrapporre la donna più appariscente a quella ritenuta più stabile e affidabile. Le sue parole sono state riprese da diversi organi di informazione e hanno provocato reazioni politiche e associative.

Per Adele Di Rocco, il tema centrale resta però quello della libertà e della dignità femminile. «Proprio da chi ricopre un ruolo istituzionale ci aspettiamo maggiore attenzione e responsabilità nelle parole», afferma.

E il messaggio conclusivo del Coordinamento è netto: «Le donne non devono essere scelte. Devono essere rispettate. Non devono essere giudicate. Devono essere libere». E ancora: «Non devono dimostrare di essere “affidabili” attraverso il loro aspetto. La loro dignità non è negoziabile».

Una presa di posizione che riporta così il dibattito dalle preferenze personali e dalle metafore politiche al terreno più ampio degli stereotipi di genere e del modo in cui il linguaggio pubblico può contribuire a rappresentare la donna nella società contemporanea.