Arte
L'Aquila, l'artista Ai Weiwei e il capoluogo abruzzese: un’opera nata dall’incontro con la città
di Redazione L'Aquila

Ancora di Luciano Russi (Cappelle sul Tavo 1944-2009) è un’opera postuma pubblicata nel 2021 da Di Felice Edizioni, nella quale confluisce un itinerario umano e intellettuale di lunga data che non cade nel tranello del ritratto autobiografico e autocelebrativo.
Luciano Russi, che è stato rettore dell’Università di Teramo dal 1994 al 2005 e ordinario di Storia delle idee politiche e sociali all’Università di Roma “La Sapienza”, ha lasciato un’eredità importante non solo negli studi accademici, ma anche nel testimoniare un impegno culturale di confine tra storia, politica, società, poesia e sport (soprattutto il calcio). Questa eterogeneità di sguardo si condensa nella pratica di una parola interrogativa, carsica, declinata in una lingua che attraversa il privato e il collettivo, restituendo alla poesia una funzione conoscitiva ed esistenziale. Come fa notare Renato Minore nella prefazione, già dalla sua prima raccolta Come tu volevi (1965) la poesia di Russi “vive nella cornice delle sacre fonti letterarie più amate e all’ombra di esse fa scivolare le occasioni della vita, l’esperienza, la componente di riflessione sociale e politica”. E proprio in questa complessità, frutto dell’intersezione di più prospettive semantiche, il verso si fa esperienza comunicante tra più percorsi stratificati, discontinua eppure tenace nel tenere in vita la spinta a un dialogo necessario.
Quella di Russi è una disposizione che affonda le radici nell’esperienza di Quinta generazione, il sodalizio nato tra giovani che vivevano tra Roma e l’Abruzzo alla fine degli anni Sessanta. Accanto a Sergio De Risio, a Renato Minore, ad Antonio Ciocca e ad altri protagonisti di quella stagione, Russi partecipò a una ricerca comune che metteva in discussione i confini tradizionali della poesia, ma trovando una propria cifra letteraria più aperta alla dimensione dialogica e concettuale tra illuminazioni e zone d’ombra. E proprio questa dimensione-ponte prefigura il motore che sta alla base delle poesie di Ancora: come scrive Rosario Galli nella postfazione, Luciano Russi è “un corridore, un maratoneta, un atleta del cuore e della mente”. La corsa e i passi scandiscono le ripartenze e gli arrivi mai definitivi di una poesia vocata al movimento, una parola che sa connettere il margine con il centro facendosi interprete di una reciprocità consacrata alla ricerca: “A correre correvo / come correvo! / verso chissà chi, / che correva dietro di me, / ed io davanti / a guardare indietro, / correndo verso chissà che / senza mai raggiungerlo, / anche se a correre, correvo, / come correvo!”
La corsa, figura-chiave della raccolta, diventa immagine che può tradurre il senso di marcia dell’io poetico: correre verso qualcosa che continuamente si allontana, inseguire una parola che non si lascia possedere del tutto, continuare nonostante la consapevolezza del limite sono orizzonti che accolgono non soltanto ciò che resta e che cade nel cono visivo del poeta, ma anche ciò che ricomincia, che riparte, che continua a spostarsi camminando nel mistero dell’esistenza. Ed ecco che il tempo, la perdita, la memoria vengono affrontati attraverso il rinnovamento del dubbio, tentando ogni volta una strada che alimenta la domanda e libera l’essenziale dagli orpelli quotidiani con cui spesso si soffoca o si disperde il nucleo (sempre indicibile) dello stare al mondo: “comincia con un’addizione / quello che chiamiamo padre / finisce con una sottrazione / ciò che chiamiamo figlio.”
Ancora, che ha avuto il Premio speciale al 22° Premio di letteratura internazionale L’Aquila Bper Banca intitolato a Laudomia Bonanni, è dunque la conferma della forza procreatrice della parola, quella tensione che trova negli scarti di significato, nelle bolle di pensiero e nel movimento della ricerca la possibilità di abitare il mondo con sguardo sempre rinnovato. Come scrive Carlo Prinzhofer, la poetica di Luciano Russi è “un andare al patibolo con il sorriso del poeta, con l’irriducibile esposizione di intime verità”. La parola accetta il rischio dell’inafferrabilità, portando alla luce frammenti di autobiografia e rendendo il dubbio una forma di conoscenza. Ogni approdo, però, è provvisorio, ogni limite può occupare un nuovo spazio, ogni pensiero può essere rimesso in discussione.
La memoria individuale non rimane chiusa nel perimetro del ricordo, ma si confronta con la storia, con la politica, con le trasformazioni della società e con il tempo. Anche quando affiorano vissuti personali, la scrittura li sottrae alla semplice cronaca e li riconduce a una dimensione più ampia. Il calcio, in particolare, diventa una delle forme attraverso cui questa interrogazione si manifesta: il campo, la corsa, il compagno di squadra, l’attesa del risultato sono metafore di una condizione umana al vaglio di un bilancio aperto, approssimativo, mai definitivo: “Cerca di credere all’ultimo dio / senza smettere / di avere dubbi / mentre sali e scendi / per viottoli e autostrade.”
Cosa troviamo fuori copertina? Troviamo il fermento di un pensiero tentacolare che sa abbracciare l’indecifrabilità dell’esistenza senza doverla necessariamente spiegare, sostando sul confine e mettendo a fuoco ciò che rimane oscuro. Troviamo il movimento della ricerca come forza di ogni forma di permanenza e come lotta alla dispersione di senso: la parola non è mai astrazione filosofica, ma domanda che sa incarnare la concretezza del gesto e la fisicità di tutto ciò che è transitorio. La poesia di Luciano Russi è un viaggio nel ritorno, una idea di possibilità, una porta che apre l’orizzonte alla sua incertezza per meglio scoprirla o intuirla.
Valeria Di Felice (Nereto 1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tradotte in spagnolo, arabo, romeno e nederlandese e ha curato diversi volumi sulla poesia.
Nel 2018 ha tradotto il libro di racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è abbastanza. Nel 2023, per la prima volta in Italia ha tradotto e curato le poesie della contessa Anna De Brémont, Sonetti e poesie d’amore. È ideatrice del progetto “Parole che rodono” per la Di Felice Edizioni.
È ideatrice e curatrice della rubrica Fuori copertina per Abruzzodaily.