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La denuncia

Tagli agli accessi OSS, famiglie sempre più sole: «Si celebrano gli obiettivi Pnrr mentre si toglie la doccia a chi è allettato»

L'intervento Ugl Salute Abruzzo sui presunti tagli agli accessi degli operatori socio sanitari nell'assistenza domiciliare

Stefano Matteucci
Stefano Matteucci
di Tito Di Persio
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TERAMO. Da una parte ci sono le conferenze stampa, gli obiettivi PNRR raggiunti e i numeri sulla presa in carico domiciliare. Dall'altra ci sono le camere da letto delle famiglie, dove ogni giorno si combatte con la non autosufficienza, l'Alzheimer e le conseguenze di una malattia che rende impossibile anche il più semplice gesto quotidiano. È in questo divario che, secondo UGL Salute Abruzzo, si inserisce la questione dei presunti tagli agli accessi degli operatori socio sanitari nell'assistenza domiciliare.

Le segnalazioni raccolte dal sindacato nelle ultime settimane parlano di una riduzione degli interventi degli OSS, che sarebbero ormai destinati quasi esclusivamente a pazienti affetti da SLA o tracheostomizzati. Una situazione che, sempre secondo le segnalazioni, avrebbe lasciato diverse famiglie senza un sostegno fondamentale per l'igiene e la cura quotidiana dei propri cari.

In alcuni casi, riferisce UGL Salute Abruzzo, per l'igiene settimanale di una persona allettata sarebbe stato riconosciuto un solo accesso di un'ora alla settimana, con una scadenza già fissata. Parallelamente, alcuni operatori delle cooperative impegnate nel servizio avrebbero perso in poche settimane anche una dozzina di assistiti ciascuno, con conseguenze inevitabili anche sul piano delle ore lavorate e del reddito.

«Nessuna norma stabilisce che l'assistenza tutelare spetti solo a chi ha la SLA», afferma Stefano Matteucci, segretario regionale di UGL Salute Abruzzo. «I Livelli essenziali di assistenza la prevedono per le persone non autosufficienti, sulla base di una valutazione del loro bisogno reale. Quando si comincia a selezionare per diagnosi non si sta facendo appropriatezza: si sta facendo cassa».

Il sindacato pone quindi una questione anche rispetto alla distanza tra i numeri ufficiali della presa in carico e ciò che accade concretamente nelle abitazioni. Nel febbraio 2025 la ASL di Teramo aveva annunciato il superamento dell'obiettivo PNRR relativo alla presa in carico domiciliare degli over 65, con oltre 7.400 anziani seguiti.

«La presa in carico non si misura contando i nomi in un elenco, ma le volte in cui qualcuno entra in quella casa», prosegue Matteucci. «Se togli l'operatore, quel paziente resta nella statistica ed esce dall'assistenza».

Per UGL Salute Abruzzo, tuttavia, il problema non riguarderebbe soltanto la riduzione degli accessi. Nel mirino finiscono anche le modalità con cui, secondo quanto riferito al sindacato, verrebbero effettuate alcune valutazioni multidimensionali. Viene segnalata la difficoltà, per i cittadini, di individuare e utilizzare concretamente i Punti unici di accesso e, in alcuni casi, valutazioni che sarebbero effettuate sulla base della documentazione trasmessa dal medico di famiglia, senza una verifica diretta delle condizioni del paziente all'interno della sua abitazione.

Un altro capitolo riguarda la gestione delle prestazioni sanitarie. UGL Salute Abruzzo segnala criticità legate alla piattaforma informatica utilizzata per alcune procedure, sostenendo che non sarebbe sempre possibile organizzare in tempi utili prestazioni come i prelievi. Il rischio, secondo il sindacato, è quello di costringere alcuni pazienti a rivolgersi al pronto soccorso per prestazioni che, in presenza di un'assistenza domiciliare realmente funzionante, potrebbero essere gestite a casa.

Il sindacato pone inoltre interrogativi sulla spesa relativa alle medicazioni avanzate e sulla presenza di protocolli di appropriatezza in grado di governare questa voce.

«Si risparmia sull'operatore che fa la doccia a un paziente allettato, retribuito alla cooperativa, da quanto ci risulta, intorno ai dieci euro ad accesso, e non si governa la voce di spesa più comprimibile», attacca Matteucci. «Questa non è razionalizzazione. È un ordine di priorità rovesciato».

La questione si inserisce, secondo UGL Salute Abruzzo, in un quadro più ampio di difficoltà nell'attuazione della sanità territoriale prevista dal PNRR e dal DM 77. Il sindacato richiama in particolare la situazione delle Case della Comunità previste in Abruzzo, molte delle quali, secondo il monitoraggio citato, non sarebbero ancora pienamente operative.

«È lì che il DM 77 colloca la porta d'accesso ai servizi territoriali», osserva Matteucci. «Senza Case della Comunità e senza PUA funzionanti, una famiglia non sa nemmeno a quale porta bussare. E intanto si continua a tagliare nastri».

A pagare il prezzo della riduzione degli accessi, sempre secondo il sindacato, sarebbero anche gli operatori. Meno assistiti significano infatti meno ore di lavoro e, conseguentemente, meno reddito per chi opera all'interno delle cooperative che gestiscono il servizio.

«Un appalto regionale da oltre cento milioni di euro non può tradursi in meno ore per chi lavora e meno assistenza per chi ne ha bisogno. Se il sistema produce entrambe le cose insieme, il problema è il sistema», sostiene Matteucci.

UGL Salute Abruzzo annuncia quindi una richiesta formale di chiarimenti e di accesso agli atti alla ASL, con l'obiettivo di ricostruire attraverso documenti e numeri cosa sia accaduto. Il sindacato intende chiedere quale atto abbia disposto l'eventuale riduzione degli accessi, quante valutazioni multidimensionali siano state effettuate e quante di queste siano avvenute direttamente a domicilio, quanti PUA siano effettivamente aperti e operativi e dove, oltre a conoscere le modalità di vigilanza sull'esecuzione del contratto.

Tra le richieste anche i dati sulla spesa: quanto veniva impegnato prima del nuovo appalto e quanto viene speso oggi. UGL Salute Abruzzo chiede inoltre il ripristino degli accessi che sarebbero stati ridotti e l'apertura di un tavolo di confronto.

«Chi assiste a casa un malato di Alzheimer o una persona allettata non sta chiedendo qualcosa in più», conclude Matteucci. «Chiede che un diritto già scritto nei Livelli essenziali di assistenza arrivi fino alla sua porta. Aspettiamo risposte fatte di numeri e di atti, non di fotografie».