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Il caso

Tribunale di Teramo, coltello a serramanico nella borsa prima dell’udienza: decisivo il controllo dei vigilantes

Il radiogeno individua l’oggetto nella borsa di una donna arrivata con il marito per un’udienza. Interviene la Polizia, la coppia accompagnata in Questura per accertamenti

Il coltello
Il coltello
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Capita di entrare in Tribunale a Teramo per testimoniare e di assistere, quasi per caso, a una scena che racconta quanto possa essere importante anche il più ordinario dei controlli di sicurezza. È accaduto al Tribunale di Teramo, dove un cronista, convocato per rendere testimonianza, ha potuto osservare direttamente l’efficacia dei controlli effettuati all’ingresso dell’edificio giudiziario.

Una donna, arrivata insieme al marito per partecipare a un’udienza, ha sottoposto la propria borsa al controllo radiogeno previsto all’ingresso. Proprio durante il passaggio sotto lo scanner, l’attenzione di uno degli addetti alla vigilanza è stata richiamata da un’immagine sospetta. L’esperienza dell’operatore ha fatto il resto. All’interno della borsetta della signora sarebbe stato infatti individuato un coltello a serramanico. Alla richiesta di spiegazioni, la donna avrebbe dichiarato di essere una cuoca. Una giustificazione che non può naturalmente esaurire la questione: una cuoca con un coltello a serramanico nella borsa, mentre sta entrando in Tribunale per partecipare a un’udienza. Bah.

Saranno gli accertamenti delle forze dell’ordine a chiarire ogni aspetto della vicenda e soprattutto le ragioni per cui quel coltello si trovasse nella borsa. Nessuna scena concitata e nessuna reazione sopra le righe. Il vigilante ha gestito la situazione con calma, professionalità e attenzione, seguendo le procedure previste e consentendo l’intervento della Polizia. La donna e il marito sono stati accompagnati in Questura per gli accertamenti necessari. Gli approfondimenti sono quindi in corso e ogni valutazione resta affidata agli organi competenti. Resta però un elemento che merita di essere sottolineato: il controllo ha funzionato.

Il radiogeno, da solo, non basta. Servono esperienza, capacità di leggere le immagini, attenzione ai particolari e soprattutto equilibrio nella gestione di situazioni che possono improvvisamente diventare delicate. Quanto avvenuto al Tribunale di Teramo rappresenta un esempio concreto del lavoro quotidiano svolto dagli addetti alla sicurezza, spesso lontano dai riflettori. Un’attività fatta di controlli ripetuti centinaia di volte, durante i quali non è possibile abbassare il livello di attenzione neppure per un istante.

Episodi del genere meriterebbero di essere rimarcati anche dalla dirigenza del Tribunale di Teramo. Non per trasformare un normale servizio di sicurezza in un gesto eccezionale, ma per riconoscere professionalità, attenzione e capacità di intervento a chi ogni giorno contribuisce alla sicurezza di magistrati, avvocati, dipendenti e cittadini. La sicurezza, molto spesso, nasce proprio da un dettaglio visto da chi sa dove guardare.