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La replica

Assistenza domiciliare, la Asl nega i tagli: «È una rimodulazione». Ma caregiver e sindacati denunciano: «Famiglie lasciate sole»

L’Adi conta oggi, secondo i dati aggiornati a giugno, circa 6.830 assistiti: il numero più alto in Abruzzo

Il dg dell'Asl di Teramo Maurizio Di Giosia
Il dg dell'Asl di Teramo Maurizio Di Giosia
di Tito Di Persio
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TERAMO. «Non è stato, né sarà effettuato alcun taglio all’assistenza sanitaria fornita a domicilio». La Asl di Teramo interviene sul caso dell’assistenza domiciliare e respinge le accuse di riduzione dei servizi. Per l’azienda sanitaria si tratta di una «rimodulazione» della componente socio-sanitaria affidata agli operatori socio-sanitari, mentre l’assistenza propriamente sanitaria sarebbe stata, al contrario, potenziata.

Un chiarimento che arriva dopo le segnalazioni di famiglie e caregiver preoccupati per la riduzione degli accessi degli Oss e per le conseguenze che questa rimodulazione potrebbe avere sulle persone non autosufficienti.

La Asl precisa che l’Adi conta oggi circa 6.830 assistiti, dato aggiornato allo scorso giugno, «il numero più alto in Abruzzo». E rivendica un rafforzamento delle prestazioni con «l’introduzione della figura dello psicologo», l’incremento dell’attività dei logopedisti e l’introduzione della fisioterapia strumentale.

L’obiettivo dichiarato è «migliorare l’offerta di salute e la presa in carico globale degli assistiti», attraverso un piano assistenziale individuale che comprenda «accessi domiciliari infermieristici, riabilitativi, neuropsicologici, logopedici».

Il punto più delicato riguarda però gli Oss. La Asl parla di una «rimodulazione» dell’assistenza socio-sanitaria e spiega che gli interventi vengono stabiliti «in base a precisi criteri e a valutazioni fatte caso per caso, a domicilio, da un medico e da un’assistente sociale».

Una valutazione che dovrebbe tenere conto sia delle condizioni cliniche sia della situazione familiare e dell’eventuale presenza di disagio sociale. «In tutti i casi verrà valutata dall’assistente sociale la possibilità di erogazione di provvedimenti di integrazione economica o di altri servizi da parte dei servizi sociali, qualora sussistano le condizioni», precisa l’azienda.

Ma mentre la Asl parla di riorganizzazione e potenziamento, dalle famiglie arriva una fotografia diversa.

La lettera alla redazione

Una caregiver, che assiste la madre malata di Alzheimer, ha affidato alla redazione una lettera nella quale racconta il peso quotidiano dell’assistenza e la preoccupazione per la riduzione del sostegno domiciliare.

«Accudire una madre affetta da Alzheimer richiede ogni giorno pazienza, costanza, coraggio e tanta buona volontà», scrive la donna. «Questa patologia è imprevedibile: ogni mattina presenta una sfida nuova da affrontare e un progressivo spegnimento della persona che ami».

Per la famiglia, l’assistenza domiciliare rappresentava un aiuto concreto e indispensabile. «L’unico aiuto concreto su cui potevamo contare era il servizio di assistenza domiciliare garantito dalle cooperative sociali», racconta la caregiver.

Da qui l’appello rivolto alle istituzioni: «Vi rendete conto del disagio profondo in cui gettate i nuclei familiari quando decidete di tagliare i fondi destinati all’assistenza domiciliare?».

E la conclusione della lettera è un messaggio diretto: «Non chiediamo favori, chiediamo la dignità di non essere invisibili».

Il sindacato

Alle parole dei caregiver si aggiunge la presa di posizione di Ugl Salute Abruzzo. Il segretario regionale Stefano Matteucci sostiene che nelle ultime settimane siano arrivate al sindacato numerose segnalazioni relative alla riduzione degli accessi degli Oss.

«C’è un Abruzzo delle conferenze stampa e un Abruzzo delle camere da letto», afferma Matteucci. «Nel primo l’assistenza domiciliare è un successo certificato, nel secondo ci sono famiglie che assistono da sole un genitore con una demenza o un coniuge che non si alza più dal letto».

Secondo il sindacato, gli accessi degli Oss sarebbero ormai riservati quasi esclusivamente ad alcune specifiche condizioni cliniche, mentre altri pazienti non autosufficienti avrebbero visto ridurre il numero degli interventi.

«Nessuna norma stabilisce che l’assistenza tutelare spetti solo a chi ha la SLA», sostiene Matteucci. «I Livelli essenziali di assistenza la prevedono per le persone non autosufficienti, sulla base di una valutazione del loro bisogno reale».

Il segretario regionale contesta anche il modo in cui vengono misurati i risultati dell’assistenza domiciliare. «La presa in carico non si misura contando i nomi in un elenco, ma le volte in cui qualcuno entra in quella casa», afferma. «Se togli l’operatore, quel paziente resta nella statistica ed esce dall’assistenza».

Nel mirino del sindacato finiscono anche l’organizzazione dei Punti unici di accesso, le valutazioni multidimensionali e il funzionamento della rete territoriale. «Senza Case della Comunità e senza PUA funzionanti, una famiglia non sa nemmeno a quale porta bussare. E intanto si continua a tagliare nastri», sostiene Matteucci.

La questione riguarda anche i lavoratori delle cooperative. Meno accessi, infatti, significa meno ore di lavoro e, di conseguenza, minori possibilità occupazionali per gli operatori impegnati nell’assistenza domiciliare.

«Un appalto regionale da oltre cento milioni di euro non può tradursi in meno ore per chi lavora e meno assistenza per chi ne ha bisogno», afferma Matteucci. «Se il sistema produce entrambe le cose insieme, il problema è il sistema».

Ugl Salute Abruzzo annuncia ora una richiesta formale di atti e numeri alla Asl. Il sindacato intende conoscere quale provvedimento abbia disposto la rimodulazione degli accessi, quante valutazioni multidimensionali siano state effettuate e quante siano state realmente svolte al domicilio, quanti PUA siano operativi e quali siano i costi del servizio prima e dopo il nuovo appalto.

La richiesta sarà accompagnata dalla sollecitazione ad aprire un tavolo di confronto e a verificare gli effetti concreti della rimodulazione sulle persone non autosufficienti, sulle loro famiglie e sugli operatori.

E mentre la Asl ribadisce che «nessun taglio» è stato effettuato all’assistenza sanitaria e parla di un potenziamento delle prestazioni, caregiver e sindacato chiedono di verificare cosa accade concretamente nelle case.

«Chi assiste a casa un malato di Alzheimer o una persona allettata non sta chiedendo qualcosa in più», conclude Matteucci. «Chiede che un diritto già scritto nei Livelli essenziali di assistenza arrivi fino alla sua porta. Aspettiamo risposte fatte di numeri e di atti, non di fotografie».

Sul tema si registra anche la preoccupazione di amministratori locali, che stanno chiedendo chiarimenti alla Asl sugli effetti della rimodulazione e sulle possibili ricadute sui servizi sociali comunali e sulle famiglie che assistono persone non autosufficienti.

Il confronto, dunque, è aperto: da una parte la Asl, che parla di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza sanitaria; dall’altra caregiver, sindacati e amministratori che chiedono di capire se la nuova organizzazione garantisca concretamente lo stesso livello di sostegno alle persone fragili e a chi ogni giorno se ne prende cura.