Sanità
Teramo, liste d’attesa senza fine: ecocolordoppler alle carotidi nel 2030
di Giancarlo Falconi

TERAMO. La parola d’ordine è sempre la stessa: prevenzione. Controllarsi, non sottovalutare i segnali, arrivare presto alla diagnosi. Tutto giusto. Peccato che, quando dalla teoria si passa alla realtà, il sistema sanitario riesca talvolta a trasformare la prevenzione in una lunga attesa.
Alla Asl di Teramo, secondo una segnalazione arrivata alla nostra redazione, una donna di 46 anni avrebbe prenotato una prima visita senologica ricevendo come data utile dicembre 2028. Oltre due anni e tre mesi di attesa.
Una data che stride violentemente con tutto quello che viene ripetuto durante le campagne di sensibilizzazione contro il tumore al seno.
Secondo il rapporto “I numeri del cancro 2023”, curato da AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, in Italia vengono stimate ogni anno decine di migliaia di nuove diagnosi di carcinoma mammario. Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente tra le donne.
La medicina, negli ultimi anni, ha compiuto passi enormi. Screening, diagnosi precoce e terapie sempre più efficaci hanno contribuito a ridurre la mortalità. Circa l’88 per cento delle donne risulta vivo a cinque anni dalla diagnosi, mentre circa l’80 per cento lo è a dieci anni.
Numeri che raccontano una cosa molto semplice: arrivare prima può fare la differenza.
Proprio per questo appare difficile spiegare a una donna di 46 anni che la sua prima visita senologica nel servizio pubblico potrà essere effettuata nel dicembre del 2028.
Non stiamo parlando della prenotazione di una visita procrastinabile senza conseguenze emotive o sanitarie. Stiamo parlando di un settore nel quale ogni campagna istituzionale insiste sulla necessità di controlli, attenzione ai sintomi e tempestività.
Qui nasce il corto circuito.
Le donne vengono invitate a prevenire, ma possono incontrare liste d’attesa incompatibili con il significato stesso della parola prevenzione. Viene spiegato loro che non bisogna perdere tempo, mentre il calendario del servizio sanitario rischia di chiedere proprio questo: aspettare.
Oltre due anni.
Una donna, davanti a una simile data, ha sostanzialmente due possibilità: attendere oppure rivolgersi al privato, se può permetterselo.
La prevenzione, però, non può diventare un diritto legato alla disponibilità del portafoglio.
Ottobre è tradizionalmente il mese dedicato alla sensibilizzazione sul tumore al seno. Fiocchi rosa, campagne, convegni, fotografie, slogan sulla diagnosi precoce.
Una prima visita senologica fissata nel dicembre 2028 pone una domanda molto meno elegante, ma decisamente più concreta:
quale prevenzione può esistere quando per essere visitati bisogna aspettare oltre due anni?
La risposta non può essere un altro manifesto rosa.