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Teramo, due giovani pakistani aprono una pizzeria. D’Alberto risponde alle critiche: «Il lavoro non ha nazionalità»

Il sindaco difende la scelta di partecipare all’inaugurazione dell’attività di Ateeq e Hamza: «Non è una questione di convenienza politica, ma di coerenza e umanità»

Teramo, due giovani pakistani aprono una pizzeria. D’Alberto risponde alle critiche: «Il lavoro non ha nazionalità»
di Giancarlo Falconi
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TERAMO – Due ragazzi arrivati dal Pakistan, anni di sacrifici, l’apprendimento della lingua italiana e un sogno diventato realtà: aprire una pizzeria a Teramo. Una storia di lavoro e integrazione che ha acceso anche una polemica sulla presenza del sindaco Gianguido D’Alberto all’inaugurazione.

Qualcuno avrebbe infatti contestato al primo cittadino l'opportunità politica di partecipare all'apertura di un locale gestito da due giovani pakistani. Una critica alla quale D'Alberto ha deciso di rispondere pubblicamente attraverso i social. D'Alberto ha voluto anche sottolineare che l'integrazione comporta diritti, ma anche doveri, rispetto delle regole e responsabilità individuali. Nessuno deve essere giudicato per gli errori commessi da altri.

Il primo cittadino rivendica quindi il significato istituzionale della propria presenza, ricordando che amministrare una città significa affrontarne i problemi, ma anche incoraggiare chi investe e crea nuove opportunità.

«Non è una questione di convenienza politica. È una questione di coerenza, responsabilità e umanità», ha scritto D'Alberto, augurando buon lavoro ai due giovani imprenditori.

Una vicenda che riporta al centro del dibattito cittadino il tema dell'integrazione, ma soprattutto una domanda più ampia: può la nazionalità di chi apre un'attività commerciale diventare un motivo per contestare la presenza di un sindaco?

Intanto, al di là delle polemiche, Ateeq e Hamza hanno raggiunto il loro obiettivo: trasformare anni di lavoro e sacrifici in una nuova opportunità per il proprio futuro e per quello della città che hanno scelto.