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Il caso

Teramo senza Comune e senza sede per il Consiglio: Corona e Antonetti all’attacco dell’amministrazione D’Alberto

"Ora l'idea di sfrattare il Consiglio e farlo nel palazzo della Provincia: dopo otto anni è inaccettabile"

Teramo senza Comune e senza sede per il Consiglio: Corona e Antonetti all’attacco dell’amministrazione D’Alberto
di Redazione Teramo
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TERAMO. Non una semplice difficoltà logistica, ma il segno di un fallimento amministrativo. Così il capogruppo di Fratelli d’Italia, Luca Corona, descrive la situazione che il Comune di Teramo sta vivendo dopo otto anni di governo D’Alberto: città senza sede comunale, senza teatro e ora anche senza una collocazione dignitosa per il Consiglio comunale.

Sede municipale e teatro: promesse mancate

Dal sisma del 2016, secondo Corona, l’amministrazione avrebbe collezionato solo annunci. I lavori alla Casa dei Teramani non sono mai partiti, mentre il teatro provvisorio da 500 posti annunciato nell’agosto 2024, da 3 milioni di euro, non ha prodotto alcun cantiere né un progetto esecutivo.

Il nodo Parco della Scienza

La proposta di realizzare il teatro provvisorio al Parco della Scienza viene giudicata tecnicamente sbagliata e politicamente irresponsabile: area già satura, priva di parcheggi e oggi utilizzata per le sedute consiliari.

Il Consiglio “sfrattato” in Provincia

Il punto più contestato riguarda l’ipotesi di trasferire il Consiglio comunale nella sala della Provincia in via Milli, ritenuta troppo piccola e inadeguata. Una scelta definita umiliante e irrispettosa delle istituzioni.

Le accuse di Antonetti

Sulla stessa linea il consigliere comunale Carlo Antonetti, che parla di otto anni di immobilismo, costi raddoppiati per il recupero del Municipio e annunci definiti “non veritieri” sulla sala Ipogea. L’ipotesi di usare l’aula provinciale viene ironicamente paragonata a “Oggi le comiche”.

La conclusione

Per Corona e Antonetti, l’eredità dell’amministrazione D’Alberto è fatta di caos e improvvisazione. Da qui l’appello finale: ammettere il fallimento e fare un passo indietro, per evitare – dicono – di portare definitivamente Teramo “sul baratro”.