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Storia e territorio

Teramo, riapre la chiesa dei Cappuccini: conclusi i lavori da 1,5 milioni di euro

Lo storico edificio, monumento nazionale dal 1902, torna accessibile dopo gli interventi di consolidamento e restauro resi necessari dal terremoto. Le sue origini precedono la distruzione di Teramo del 1153

Lo storico edificio
Lo storico edificio
di Redazione Teramo
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TERAMO. Dopo gli anni della chiusura causata dai danni del terremoto, riapre oggi, 13 ottobre, la chiesa dei Cappuccini di Teramo. Si conclude così un intervento di recupero e consolidamento da 1.585.882,66 euro, che ha interessato uno degli edifici religiosi più antichi e significativi della città.

Alla riapertura erano presenti, tra gli altri, il prefetto Beatrice Agata Mariano, il vescovo Lorenzo Leuzzi, il sindaco Gianguido D’Alberto, l’ingegnere Pietro Paci per Iter srl, Salvatore Castaldo per il Provveditorato e Antonio David Fiore per la Soprintendenza.

I lavori hanno riguardato il consolidamento delle murature, la ricostruzione di alcune porzioni della copertura, il ripristino delle finiture, il restauro degli apparati decorativi e l’adeguamento degli impianti, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza senza modificare le caratteristiche storiche e artistiche della chiesa.

Una storia che precede il 1153

Il valore del recupero è legato anche alle origini antichissime del complesso. Già prima della distruzione di Teramo del 1153, infatti, i monaci benedettini avevano costruito in quella zona, allora lontana dal centro abitato, una chiesa e un convento dedicati a San Benedetto.

La prima testimonianza documentale certa risale al 1362, nel Testamento di Ripa Gualtieri. Dopo una breve presenza dei Gesuiti, nel 1573 il complesso passò ai Padri Cappuccini, che ne modificarono profondamente l’assetto: dalle tre navate originarie si passò a un’unica navata con tre piccole cappelle, mentre l’antica torre benedettina venne sostituita da un campanile a vela.

Con la caduta delle mura di ponente, all’inizio dell’Ottocento, la chiesa perse progressivamente il suo isolamento e venne inglobata nel tessuto urbano. Nel 1902 arrivò il riconoscimento di monumento nazionale.

Il finanziamento e gli interventi

Il recupero è stato finanziato attraverso la linea PNRR dedicata al patrimonio del Fondo Edifici di Culto, con risorse NextGenerationEU. Coinvolti il Ministero dell’Interno, attraverso FEC e Prefettura, e il Ministero della Cultura con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

La stazione appaltante è stata il Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna. La progettazione è stata curata da ENGLOBE, la direzione dei lavori dall’ingegnere Angela D’Eramo e l’esecuzione da Iter s.r.l.; gli interventi sugli apparati decorativi sono stati affidati alla Gamma s.r.l.

Con la riapertura, Teramo recupera così non soltanto un luogo di culto, ma un patrimonio che attraversa quasi nove secoli di storia cittadina e che torna a far parte della vita quotidiana della comunità.