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Commercio

Teramo, Osvaldo Di Teodoro: «Un anno di promesse mancate sul centro storico»

In una nota: «I capi dei vari gruppi di maggioranza sono troppo occupati a proteggere le loro poltrone»

Teramo, Osvaldo Di Teodoro: «Un anno di promesse mancate sul centro storico»
di Redazione Teramo
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TERAMO. «Il 12 febbraio scorso è passato un anno dall’incontro tra commercianti e residenti del centro storico e l’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco e dall’assessore al commercio. In quell’occasione furono presentate una serie di richieste concrete per rivitalizzare il centro storico di Teramo, condivise e accettate da tutti i presenti. Tuttavia, a distanza di un anno, nulla è stato fatto». Inizia così lo sfogo di Osvaldo Di Teodoro, del Consorzio Shopping in Teramo Centro.

La nota prosegue: «Questo silenzio è la prova tangibile dell’incapacità e di uso e abuso di ipocrisia di questa amministrazione. Le promesse sono state dimenticate, i cittadini sono stati presi in giro e l’etica politica e morale è stata calpestata senza alcun rispetto. I capi dei vari gruppi di maggioranza, "cosiddetti capi bastone", sono troppo occupati a proteggere le loro poltrone e a programmare le prossime candidature per preoccuparsi del destino del centro storico e dei suoi cittadini. La loro assenza e il loro silenzio sono la conferma della loro complicità in questo fallimento.

Condividere con i cittadini un programma di interventi è segno di maturità della classe politica, l’elettorato diventa partecipe, corresponsabile delle scelte e attivo nel perseguimento degli obiettivi comuni. Quando poi il programma viene calpestato è segno che l’amministratore della cosa pubblica mortifica la propria funzione, cedendo alla pressione di interessi particolari, assecondandoli e adattando questo o quell’intervento nell’illusione di rispondere all’interesse della collettività.

Se la gestione politica tradisce il mandato ricevuto essa viene rovesciata, da partecipe artefice a vanitosa espressione di potere, generando sciagurati cortocircuiti che inquinano il rapporto eletto-elettore. Porta allo svuotamento del prezioso esercizio del voto e apre la strada alla conquista di nuove poltrone a chi non prova il sentimento della vergogna».