L'incontro
Sisma, il sindaco di Teramo in udienza dal Papa insieme ai colleghi del cratere sismico 2016
di Redazione Teramo

TERAMO. Ottantatré vittime nel settore delle costruzioni nei primi otto mesi del 2026. Servono più ispettori e controlli, ma anche una maggiore responsabilità da parte di chi lavora nei cantieri.
Morti sul lavoro in edilizia: 83 vittime in otto mesi
Ottantatré morti. Ottantatré famiglie distrutte. Un lavoratore delle costruzioni che perde la vita mediamente ogni tre giorni in Italia. Sono i numeri di una strage silenziosa che continuiamo a chiamare emergenza, salvo poi indignarci soltanto davanti all’ennesima tragedia.
Sicurezza nei cantieri a Teramo: operai senza protezioni adeguate
Ieri mattina, a Teramo, una scena che dovrebbe far riflettere tutti. Durante lo smontaggio di un ponteggio, un operaio lavorava senza casco e diversi colleghi, pur indossando l’imbracatura, apparivano privi del necessario collegamento ai sistemi anticaduta. Un comportamento estremamente pericoloso, soprattutto durante operazioni in quota.
Più ispettori e controlli per prevenire gli incidenti
Servono più controlli, certamente. Ma soprattutto più uomini e risorse per gli organi di vigilanza, chiamati a verificare la sicurezza di migliaia di cantieri. Non basta, però, chiedere nuove ispezioni se manca anche la consapevolezza individuale del rischio.
Caschi e imbracature: le responsabilità di imprese e lavoratori
Quando un’impresa garantisce formazione, dispositivi di protezione e attrezzature a norma, ogni lavoratore ha il dovere di utilizzarli correttamente. La sicurezza non può essere considerata un fastidio o una perdita di tempo. Resta naturalmente responsabilità del datore di lavoro vigilare sull’effettiva applicazione delle misure previste.
La vita non vale qualche minuto risparmiato. Un casco dimenticato, un’imbracatura non agganciata, una procedura ignorata possono trasformare una normale giornata di lavoro in una tragedia irreversibile.
Prevenzione nei cantieri: la sicurezza deve arrivare prima
Poi arriva l’incidente. Arrivano le sirene, i comunicati, il cordoglio e le promesse. Arriva un altro nome da aggiungere all’elenco dei morti sul lavoro.
La prevenzione, invece, deve arrivare prima. Sempre.
Non possiamo continuare a considerare inevitabili morti che, in molti casi, potrebbero essere evitate. La sicurezza non è un favore fatto agli operai e il rispetto delle regole non è facoltativo.
Perché il vero scandalo non è soltanto morire di lavoro. È continuare a rischiare la vita anche quando esistono gli strumenti per proteggerla.