La simulazione
Giovani al lavoro, il caro-busta paga: per 100 euro netti al dipendente l’impresa italiana ne spende oltre 180, più che in Germania, Spagna e Francia
di Tito Di Persio

CHIETI. Vito Palagiano è un fiume in piena. Al contrario dei giorni scorsi, in cui preferiva non rilasciare dichiarazioni, davanti alle telecamere di «Dentro la notizia», il programma di Gianluigi Nuzzi su Canale 5, il compagno di Maria Ionescu, la donna di 66 anni trovata impiccata a un ulivo a Francavilla al Mare, racconta tutto, senza fermarsi. «Aveva bisogno di sfogarsi», riferisce l’inviata Viviana Di Trono.
L’uomo, ex agente di polizia penitenziaria, non risulta indagato. La procura di Chieti, con il pm Giancarlo Ciarni, procede per «morte come conseguenza di altro reato», al momento senza indagati. Il primo punto è la ferita al collo. Palagiano racconta che Maria gli avrebbe chiesto di avvicinarsi e di piegarsi per prendere un oggetto, e che a quel punto l’avrebbe aggredito da dietro: «Ho messo la mano e usciva sangue».
Ha tamponato con uno straccio e poi con un tovagliolo, restando così per circa mezz’ora. La cicatrice, dice, è ancora visibile. «Ma ti rendi conto che gesto hai fatto?», avrebbe chiesto a lei, ricevendo come risposta: «Quello che non volevo fare a te lo volevo fare a me».
Poi i telefoni. Alla domanda sul perché la coppia sia partita senza cellulari, Palagiano spiega che erano rotti e che Maria, convinta di essere controllata, avrebbe voluto lasciarli entrambi a casa perché «spiati». «Taci, so io quello che faccio!», avrebbe gridato.
Quanto al lavaggio dell’auto, racconta di essersi alzato alle 5 del mattino dopo una notte passata a piangere, di essere andato in campagna, che non frequentava da tre mesi, e di aver fatto una sciacquata in un self service a un chilometro da Mottola. Smentisce poi le voci su liti e sedie rotte, indicando i mobili della casa: «Tutta la casa qua non sta una cosa che è rotta».
Se si sentivano urla, spiega, è perché i muri non sono spessi. Dei lividi sotto il polso di Maria dice di non sapere niente. E sui soldi: quando prendeva la pensione, la dava tutta a lei. In studio l’inviata descrive un uomo dimagrito di oltre 10 chili, che non mangia e che, ogni sera, vedendo vuoto il lato del letto di lei, piange disperato, senza riuscire a darsi una spiegazione su come Maria abbia potuto raggiungere quell’ulivo. Lui parla di una Maria che negli ultimi tempi non stava bene, con tantissime medicine sul tavolo di casa e lo sguardo perso nel vuoto. E parla di una gita a Matera, fatta per cercare una casa in affitto, perché lei voleva lasciare Mottola.
Una meta diversa da quella emersa nelle prime ricostruzioni, che indicavano il ritorno da Rimini, dove vive il figlio di lei.
Mercoledì 14 ottobre, nell’area di servizio Alento Ovest, sulla A14, Maria si allontana: secondo il compagno aveva detto di aver lasciato un foulard nell’autogrill. Palagiano dà l’allarme intorno alle 5 del mattino e circa tre ore dopo, verso le 8, riprende la strada del ritorno, per poi presentare la denuncia di scomparsa una volta rientrato in Puglia. Le ricerche proseguono senza esito per tutto il mercoledì.
Giovedì 15 ottobre, in mattinata, una residente che passeggia con il cane trova il corpo di Maria, appeso con del filo di ferro a un ulivo in una zona impervia di contrada Santa Cecilia, a Francavilla al Mare. Il 16 ottobre Palagiano viene sentito per circa cinque ore dagli investigatori. Il cellulare della donna non è stato trovato. Gli accertamenti si concentrano su videosorveglianza e tragitto della coppia, mentre l’autopsia, affidata al medico legale Pietro Falco, dovrà chiarire cause e circostanze del decesso.