Sanità
Teramo, liste d’attesa senza fine: ecocolordoppler alle carotidi nel 2030
di Giancarlo Falconi

TERAMO. L’amministratore di una città dovrebbe conoscere bene quelli che sono i suoi limiti. Dovrebbe sapere benissimo quello che può fare e quello che sa fare. Quando questo non accade può fare danni incalcolabili e, soprattutto, mostrare a tutti la pochezza di quella che è la sua capacità. Se poi, questo amministratore, viene anche premiato allora vuol dire che una amministrazione comunale e, nella fattispecie un sindaco, deve prendere contezza che anche per lui è arrivato il tempo di riflettere sul suo ruolo.
Quanto accaduto in viale Mazzini in questi giorni non può avere né scusanti, né giustificazioni e neppure attenuanti. Quel viale, che negli anni 90 versava in un abbandono ingiustificato e ingiustificabile, venne ristrutturato e mostrato alla città anche come un luogo da vivere e ricordare. Ricordare, attraverso una serie di opere d’arte, vale a dire busti bronzei di cittadini illustri non solo di Teramo ma anche d’Abruzzo, che la nostra storia è di quelle che non può essere dimenticata. Quella ristrutturazione costò un mare di soldi che due banche (che oggi non ci sono più) pagarono su idea di un ex parlamentare, l’onorevole Antonio Tancredi che si fece promotore dell’idea (sua) e della copertura delle spese. Quel giardino, che percorre tutto il viale, fu intitolato a Carino Gambacorta, il sindaco migliore della storia cittadina, per dare lustro al luogo. Tutto questo è andato avanti fino a quando, come anche accadde a Roma e parte dell’Italia di allora, non arrivarono i barbari. Sia ben chiaro: intesi come coloro che sfruttano quel luogo e anche come chi lo fa loro utilizzare. Lo scempio perpretato a quei busti che (se dovesse sfuggire a qualche vicesindaco di passaggio breve speriamo) costano un mare di soldi, non è assolutamente giustificabile. D’altra parte questa amministrazione, che basa le sue fondamenta sul “panem et circenses”, non conosce altro.
Antonio Filipponi, premiato con la carica di vicesindaco, se avesse un briciolo di dignità dovrebbe presentare oggi stesso, al terzo giorno di carica, le sue immediate e irrevocabili dimissioni. Questo perché dovrebbe riconoscere di non essere in grado di ricoprire quel ruolo, di essere dannoso alla storia e alla cultura della città di Teramo e anche per un briciolo di amor proprio e umiltà. L’immagine di bancarelle di scarso valore ancorate ai busti in bronzo che valgono, da soli, tutto quello che viene esposto e venduto nell’intero viale, è qualcosa che questa città non merita. Così come non merita questi amministratori. È arrivata l’ora che qualcuno se ne renda conto.