Fa discutere
SP48, residenti esasperati a Macchia Santa Cecilia: «Con la pioggia rischiamo di restare isolati»
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Mentre si moltiplicano tavoli e strategie sulla sicurezza, intere zone del capoluogo restano senza illuminazione pubblica. Segnalazioni e proteste dei residenti.
A Teramo si discute di sicurezza nei tavoli istituzionali, si rafforzano controlli e strategie, si parla di prevenzione e di percezione del rischio. Poi arriva la sera e, in alcune zone della città, a mancare è perfino la luce.
Via Pascoli e via Paladini sono diventate il simbolo di una contraddizione difficile da spiegare ai residenti. Le segnalazioni si susseguono, le mail pure, mentre chi percorre quelle strade nelle ore serali racconta una sensazione crescente di insicurezza.
Il problema, però, non riguarda soltanto queste due vie. Anche dal quartiere di Villa Mosca arrivano segnalazioni di giornate e nottate intere trascorse senza illuminazione pubblica, con tratti di strada completamente immersi nel buio.
Il paradosso è evidente. Da una parte gli sforzi della Prefettura, la capacità preventiva e investigativa delle Forze dell’Ordine, i controlli e il tentativo di restituire tranquillità ai cittadini. Dall’altra una pubblica illuminazione che, quando viene meno, rischia di vanificare almeno sul piano della percezione una parte di quel lavoro.
Una strada illuminata non sostituisce una pattuglia e non cancella i problemi di sicurezza, ma rappresenta il primo presidio di vivibilità urbana. Significa poter camminare, vedere ed essere visti, senza sentirsi abbandonati nel proprio quartiere.
A questo punto la questione non è più soltanto tecnica. È amministrativa e politica. Perché una città capoluogo che pretende di parlare seriamente di sicurezza non può permettersi di lasciare intere strade al buio per giorni.
Prima dei convegni, prima dei tavoli e prima delle dichiarazioni, servirebbe una risposta molto più semplice: qualcuno accenda quei lampioni.