La tragedia
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di Tito Di Persio, Giancarlo Falconi

TERAMO. A volte basta chinarsi lungo un sentiero per aprire una domanda che attraversa migliaia di anni.
È accaduto ieri nel Teramano. Marito e moglie, mentre si dirigevano verso il Vezzola, hanno notato alcune pietre nere, lucide, diverse da quelle che normalmente si incontrano lungo il percorso. Le hanno raccolte e osservate da vicino: per forma, colore e aspetto ricordano l’ossidiana.
Pietre nere trovate lungo il Vezzola: è ossidiana?
Una somiglianza che, naturalmente, non basta per stabilirne la natura. Soltanto un esame specialistico potrebbe chiarire se si tratti davvero di vetro vulcanico, di una roccia con caratteristiche simili o di materiale arrivato sul posto in epoca molto più recente.
Il ritrovamento, però, assume un fascino particolare perché proprio il territorio teramano conserva una delle più importanti testimonianze neolitiche dell’Italia centrale legate all’utilizzo dell’ossidiana.
Il villaggio neolitico di Ripoli e l’ossidiana
Il riferimento è al villaggio neolitico di Ripoli, a Corropoli, sorto su un terrazzo fluviale alla sinistra del Vibrata. Il sito fu individuato nell’Ottocento da Concezio Rosa e divenne così importante da dare il nome alla cosiddetta Cultura di Ripoli. Gli scavi hanno restituito migliaia di manufatti litici, tra lame, cuspidi, grattatoi e strumenti utilizzati dalle comunità neolitiche. Nel corso delle diverse fasi dell’insediamento è documentata anche una significativa presenza di ossidiana.
Da dove arrivava l’ossidiana utilizzata nel Teramano
Proprio l’ossidiana rappresenta uno degli aspetti più interessanti.
Nel Teramano non esistono giacimenti naturali di questa particolare roccia vulcanica. Il materiale utilizzato durante la preistoria doveva dunque arrivare da molto lontano.
Gli studi sulla circolazione dell’ossidiana nell’Italia centro-adriatica hanno individuato soprattutto Lipari e Palmarola tra le principali aree di provenienza. Le analisi sui siti neolitici dell’Abruzzo hanno mostrato come questo materiale potesse percorrere centinaia di chilometri attraverso reti di scambio via mare e via terra.
Perché l’ossidiana era preziosa nella preistoria
L’ossidiana era particolarmente apprezzata perché, una volta lavorata, consentiva di ottenere bordi estremamente affilati. Per questo veniva utilizzata nella produzione di lame, lamelle e piccoli strumenti.
Le pietre nere saranno analizzate
Il valore delle pietre rinvenute ieri lungo il Vezzola resta tutto da verificare.
Potrebbero non avere alcun interesse archeologico. Potrebbero essere rocce soltanto simili all’ossidiana oppure materiale trasportato in tempi recenti. Una valutazione geologica potrebbe già offrire una prima risposta, mentre eventuali analisi più approfondite potrebbero chiarire anche l’origine del materiale.
Che cosa sono quelle pietre trovate lungo il Vezzola?
Resta, però, una domanda semplice che merita di essere approfondita.
Che cosa sono quelle pietre nere trovate lungo il Vezzola?
La risposta, probabilmente, è nascosta nella loro composizione. Prima delle suggestioni viene la scienza. Proprio la scienza potrebbe dire se quella passeggiata di ieri ha incrociato soltanto una curiosità geologica oppure una piccola traccia capace di raccontare qualcosa in più della storia antica del territorio teramano.